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Vodka amara

Che Putin non amasse i gay si era capito da tempo, che invece non ne rispettasse i diritti è questione di qualche mese. Le conseguenze della legge che proibisce le manifestazioni di propaganda omosessuale sul territorio russo hanno coinvolto in breve tempo tutto il mondo.
Prima è stato il caso delle atlete ai mondiali di atletica a Mosca: la dorata Isinbayeva che si schiera pubblicamente con il suo presidente, i baci saffici delle Firova e Ryzhova sul podio che però vengono subito smentiti, le saltatrici svedesi con lo smalto color arcobaleno.

Gesti forse eclatanti, anche se nulla sembra scalfire il cuore di Putin. Non si può far battaglia contro la Russia, lo sanno bene Napoleone e Hitler. L’unico che forse ha capito come far vacillare l’orso d’Europa è stato Dan Savage.

Scrittore e giornalista gay statunitense, Savage ha pensato bene di boicottare chi boicotta. Con l’hashtag #dumpStoli, ha invitato tutti i locali americani a non servire più vodka russa, ingrediente fondamentale di numerosissimi cocktail, per farne crollare le esportazioni. Immediatamente anche Canada, Australia, Brasile, Inghilterra e Francia hanno aderito a questa protesta. Anche molti locali delle principali città italiane hanno distribuito delle magliette contro la vodka russa.
Val Mendeleev, amministratore delegato della Stolichnaya, si è affrettato a dichiarare che la sua azienda sostiene cause LGBT e che il boicottaggio della loro vodka è “totalmente ingiusto.”
Sicuramente questo genere di protesta non cambierà la legge, ma avrà il pregio di dimostrare che non tutti hanno paura di Putin.

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