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Virtual killers

Prendiamo un’adolescente fragile ed insicura che vive in una provincia inglese. Prendiamo un gruppo di coetanei irrispettosi e bulli che, per combattere la noia del posto, hanno bisogno di concentrare le energie su qualcosa. Prendiamo il social network del momento, ask.fm, che permette di formulare quesiti anonimi a soggetti reali. Assistiamo alla coalizione dei bulli contro la ragazza. Il risultato: schiacciata dagli insulti, la ragazza si toglierà la vita.Close up of a woman using laptop computer with web cam

Anche se sembra la trama spicciola di un film per ragazzi, questi fenomeni in sequenza accadono sempre più frequentemente. È l’ennesima manifestazione del cyber-bullismo. Persone in formazione, nella fase più critica della loro crescita, che magari hanno qualche difficoltà relazionale o complessi fisici, sono il bersaglio ideale di questi bulli virtuali. Vengono offese duramente sui social network, con mail, da interi gruppi di utenti che gli si coalizzano contro. Arrivano a dubitare di se stesse ed infine scelgono il suicidio come via d’uscita.

Il caso della quattordicenne Hannah Smith, uccisasi un mese fa in seguito agli insulti su Ask.fm, 79° sito più popolare del mondo, ha riportato maggiore attenzione sul fenomeno di istigazione al suicidio.

“Vivace, allegra, molto espressiva. Era solo una teenager ed era molto, molto contenta” così il padre della vittima ha descritto la ragazza, mentre gli epiteti che le venivano rivolti sul sito erano “mucca”, “grassa”, “cicciona”o “muori di cancro”. Hannah non ha ricevuto pace nemmeno dopo la morte: alcuni utenti anonimi hanno continuato ad insultare la ragazza sulla pagina Facebook creata da amici e familiari per commemorarla, costringendoli a chiuderla subito dopo.

Ricordo, qualche anno fa, un’adolescente che aveva mille complessi fisici, difficoltà relazionali, scarsa autostima. Anche lei era stata il bersaglio dei bulli nella sua scuola, aveva trascorso pomeriggi a piangere ed era arrivata al punto di odiarsi. Ma sempre, anche nei momenti più disperati, c’era un’ambizione in lei che bruciava più forte, che la faceva sperare nel riscatto e che le faceva ripetere “vi aspetto tra dieci anni, poi vedremo se mi insulterete ancora”. Ma ora, leggendo la storia di Hanna Smith, mi chiedo se fossi stata al posto suo come avrei reagito, se la forza che ebbi da ragazzina avrei potuto averla comunque, o se invece della sua foto, peraltro bellissima, sul giornale ci fosse stata la mia.

Fonte immagine : http://www.italiarazionale.org/bullismo-on-line-piu-li-educhi-meno-la-fanno/

 

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