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Occupazione: una tappa obbligatoria nella vita dello studente

Da anni, per gli studenti liceali l’avvicinarsi del mese di dicembre significa “occupazione”: prendere d’assalto il proprio istituto e sospendere le lezioni in nome di una protesta civile. Anche se per molti significa solo edifici scolastici distrutti e studenti pigri, un recente sondaggio di Skuola.net ha messo in risalto che solo un ragazzo su 10 vuole occupare per farsi un po’ di vacanza, mentre la percentuale restante occupa per attirare maggiormente l’attenzione dei media o perché la vede come una forma di protesta più efficace di uno sciopero. Oltre alle condizioni in cui versano le proprie scuole, gli studenti italiani protestano per il diritto allo studio, contro i tagli all’istruzione e per porre l’attenzione sul loro futuro lavorativo. Dal sondaggio di Skuola.net, comunque, si nota anche che se uno studente su due è favorevole all’occupazione, l’altro ovviamente non lo è e le motivazioni sono più o meno le stesse che adducono i lavoratori che non vogliono aderire agli scioperi. Questi ragazzi contrari, infatti, oltre a non voler ostacolare il lavoro dei loro professori, sanno che occupando la scuola infrangono la legge e ne temono le conseguenze.

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Resto dell’opinione che l’occupazione sia una tappa obbligatoria nella vita dello studente, che ne sia favorevole o che ne sia contrario. Ricordo quello strano entusiasmo, quella paura di infrangere le regole, l’appropriarsi di spazi comuni, conoscere gente, sentirsi parte di una rete di altre scuole che condividono la protesta… perché si cresce anche attraverso queste cose, non solo studiando sui libri.

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