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Manifestare è un diritto

MANIFESTAZIONE-NO-TAVChi in questi giorni sta vivendo nella capitale avrà notato come sia finita nel caos a causa delle manifestazioni, dei cortei, della partita di calcio Roma Napoli. Pullman pieni di dimostranti che si fermano a Termini, codice rosso viabilità e numerose attività commerciali del centro che chiudono per mettersi a riparo dai rivoltosi.

Confesso che nella mia vita ho partecipato a più di una manifestazione, soprattutto durante gli anni verdi del ginnasio: all’epoca si cominciava ad invadere l’Afghanistan e qualcuno in Italia tagliava  i fondi all’istruzione e secondo me erano validi motivi per scendere in piazza. Un sabato come questo, leggermente nuvoloso, ero insieme ad un amico carissimo, anche lui ginnasiale, per manifestare contro la guerra. Partimmo da piazza della Repubblica cantando, gridando slogan, tendendo striscioni. Ogni tanto qualcuno dietro di noi ci superava correndo, ma non gli davamo troppo peso, un camioncino apriva il corteo con una musica assordante, che ti riempiva e ti stordiva. Ero felice nella folla, mi sentivo parte di qualcosa di travolgente, credevo in quello che gridavo, volevo manifestarlo. Quando, ad un tratto, la musica finì, mi accorsi che c’era tantissima gente che urlava. Con il mio amico cercammo di farci strada verso un vicolo laterale, eravamo quasi su via dei Fori Imperiali. Il corteo continuò a sfilarci davanti, ma la gente cominciava a disperdersi. Poi cominciammo a sentire la puzza di bruciato e scappammo via, seguiti da altri come noi. A casa ci tornai nel pomeriggio, era tutto bloccato. Mia madre mi raccontò che dei Black Bloc avevano dato fuoco ad alcuni cassonetti e la Polizia era intervenuta, ci eravamo allontanati appena in tempo prima delle cariche.

Ho sempre sentito un brivido, guardando le immagini delle proteste di piazza Tienanmen, di Istanbul, della primavera araba, perché ricordo l’emozione che provavo quando correvo e gridavo anch’io, ovviamente in misura meno eroica. Ed ho sempre rispettato chi con coraggio ha esposto le sue idee, anche se contrarie alle mie, perché è un diritto inespugnabile. Ho cercato di spiegare questo concetto a Dima, un mio amico bielorusso, che non capisce perché sia così importante per me che “un corteo vada a gridare sotto al parlamento, incendiando automobili e picchiando la gente”. In Bielorussia, dove è vietato persino battere le mani in pubblico, è inconcepibile esternare il proprio dissenso nei confronti delle autorità politiche e chi ha manifestato tre anni fa dopo le elezioni è ancora in carcere. “Dima, lo so  che urlando e dando fuoco alle macchine non si ottiene nulla. Ѐ il movimento del popolo, però, l’unione di ideali, che devono essere un segnale per chi è sopra di noi. Soprattutto per te, che non puoi far sentire la tua voce nemmeno con le elezioni”.

Fonte immagine: http://www.lazio24news.net/roma-dopo-cortei-e-scioperi-arriva-stasera-anche-la-partita-56114/

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