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La magna charta

     Una volta c’era il libro. Era fatto di carta, si impolverava, pesava nello zaino e se lo usavi troppo cominciava a perdere pagine. C’erano i libri che ti rapivano, che dovevi leggere a tutti i costi, anche se dovevi fare i compiti e anche se era notte fonda. E c’erano i libri che non riuscivi a digerire, che dopo le prime pagine veniva spontaneo chiedersi “perché me l’hanno regalato?” o peggio ancora “perché l’ho comperato?”.

     C’erano le biblioteche, che erano un piccolo universo di cultura: aggirarsi tra gli scaffali, scorrere i titoli, sfiorare le costine… qualcosa di magico e misterioso pervadeva l’ambiente. Il desiderio più profondo, quello della conoscenza.

     Poi arrivarono i primi computer portatili, che consentivano di leggere innumerevoli testi in diversi formati. Ma erano pesanti e scomodi, non potevano affatto sostituire la praticità di un libro.

     Infine, la folle corsa del progresso tecnologico partorì il kindle.

     Un kindle è grande quanto un quaderno, pesa pochi grammi e può contenere migliaia di libri. Il suo schermo è leggibile anche sotto il sole, può collegarsi ad internet e soprattutto consente di tenere con sé tutta la propria biblioteca personale. Immaginiamo ad esempio di dover scegliere un libro da portare in viaggio, con il kindle possiamo anche evitare di pensarci.

     Ormai anche nelle scuole sarà ufficialmente adottato a partire dal prossimo anno. Tutti i libri di testo in un unico piccolo contenitore, per la gioia delle schiene degli studenti, piegate dal peso della cultura.

     Oltretutto è ecologico. Tanti, innumerevoli, gli alberi che saranno risparmiati. Ma quale sarà il futuro delle industrie tipografiche e delle case editrici?

     Rassegnarsi alla fine della carta sembra impossibile, per chi, come me e come tanti altri, ha sognato tenendo un libro tra le mani.

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