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Greta e Vanessa sono tornate in Italia

Sono tornate in Italia Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due attiviste partite con una missione di aiuti sanitari in Siria che erano state rapite il 31 luglio scorso. Le due ventenni sono state accolte all’aeroporto di Roma Ciampino dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni, il quale ha successivamente dichiarato che per il loro rilascio non è stato pagato alcun riscatto, poiché “siamo contrari al pagamento di riscatti e partecipiamo al contrasto multilaterale del fenomeno dei sequestri di persona a scopo di riscatto. La priorità è indirizzata alla tutela della vita e dell’integrità fisica dei nostri connazionali”.

Niente 10 milioni di euro quindi, tanto quanto il Fronte Jabhat al Nusra aveva preteso per il rilascio. Ma invece di parlare di incubo finito, di due ragazze italiane che rischiavano di morire per mano del braccio siriano di Al Quaeda, alla notizia del loro rientro in patria il web italiano è stato invaso dalle polemiche (si veda quest’articolo su Panorama)

Prima i Marò!

Da quando era stato diffuso il video delle due ragazze tenute ostaggio, vestite con lo chador ed imploranti il governo italiano del loro rilascio, non erano tardate le polemiche di quanti invece preferissero che l’attenzione fosse rivolta verso i Marò. Anche se il paragone tra le due vicende è pressoché impossibile da fare, i militari detenuti in India e condannati per aver ucciso dei pescatori disarmati fanno più breccia nel cuore dei patrioti dell’ultima ora. Nazionalismo da tastiera del computer, quello che fa gridare a qualcuno “invece di andare ad aiutare i siriani potevano restarsene qui a dare una mano a noi italiani” oppure “vi sta bene, così vi ripagano i vostri amichetti islamici”. Xenofobia, sessismo ed odio generico sono tutti gli ingredienti alla base dei quali si è formata l’opinione di quanti hanno infettato il web con i loro insulti gratuiti.

Le due samaritane innamorate del kalashnikov

E qui invece è il Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/politica/vanessa-e-greta-samaritane-innamorate-kalashnikov-1079905.html) reo di aver fomentato odio e pregiudizi nei confronti di Greta e Vanessa, dipinte come due ammiratrici del fanatismo islamico, vicine alle cellule terroristiche siriane, con una passione sfrenata per i fucili e l’iconografia dei martiri musulmani. I luoghi comuni si sprecano; invece che farsi gli affari loro come tante altre ventenni italiane, quelle che vanno all’università, che hanno il fidanzato, che cercano lavoro o che vogliono andare a vivere a Londra, le due attiviste si sono lasciate incantare dalla situazione siriana, si sono illuse di poter cambiare le cose e sono partite verso il fronte sanguinoso come due sprovvedute. Ecco il sunto del ritratto che ne esce fuori.

Magari avrebbero dovuto aggiungere che l’associazione umanitaria con la quale sono partite era stata fondata da loro stesse e con le loro finanze, che Vanessa è una studentessa universitaria di mediazione linguistica dall’arabo. Che Greta, aspirante infermiera, nel 2011 è stata quatto mesi in Zambia, ad occuparsi di malati di Aids in una missione comboniana e nel 2012 a Calcutta, sempre per fare volontariato.

Nessuno le ha costrette ad andare lì, non dovevano obbedire a degli ordini. No, loro hanno seguito la loro coscienza, hanno perseguito un ideale nonostante fosse in gioco la loro stessa vita. Taluni dimenticano che i ventenni non sono solo persone disamorate nei confronti della vita, afflitte dalle prospettive della crisi e bloccate in una civiltà senza più valori. Ci sono anche ventenni come Greta e Vanessa, che non hanno perso quel fervore che i poeti romantici descrivevano tanto bene.

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