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Certamente viviamo in una fase storica dove è comprensibile il concetto di “quarto potere”. Ebbene, vivere in un paese dove tutto è controllato, specialmente l’informazione, è davvero un incubo indescrivibile.

È un controllo diverso da quello subliminale al quale siamo abituati: sappiamo che esiste,  è latente in ogni nostro istante, eppure la sua presenza non ci disturba, è quasi una compagnia familiare oramai. Mentre qui, in Russia, è palese, è dichiarato, è presente. Tutto sembra lasciarti intendere “Noi sappiamo cosa leggi. Noi non vogliamo che tu lo legga. Noi lo eliminiamo”.

Da qualche giorno non riesco ad accedere al sito di Pauranka. La cosa mi incuriosisce e, non senza estreme difficoltà, vengo a sapere che gran parte dei siti con server Google sono stati bloccati qui. Difatti anche altre pagine non vengono visualizzate e dopo un po’ ecco apparire il famoso avviso.

Dopo un attimo, mi rendo conto: sono davvero qui. È strano, ma questo controllo così dichiarato, così naturale e quasi spontaneo, è terrificante. Resti paralizzato dall’idea che qualcuno possa così deliberatamente decidere cosa tu debba o non debba leggere, debba o non debba fare, debba o non debba essere. Inoltre, è proprio uno strumento universale e liberale come Internet a venire manomesso.

Non scorderò mai le immagini delle rivolte in Egitto, in Libia, in Iran, quasi tre anni fa. Fecero il giro del mondo perché erano su Internet, la rete aveva permesso che tutti sapessero cosa accadeva in quei paesi sconvolti dalle rivoluzioni. Ora, in un giorno qualsiasi, in un momento tranquillo, non posso accedere al sito del mio giornale. Curioso, no?

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