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«Che lavoro fai?» «Risolvo problemi!»

lavoro-disoccupazioneOgni giorno, centinaia di persone provano un pizzico di vergogna quando devono dire che mestiere fanno. Alcuni ragazzi si vergognano nel dire che i propri genitori lavorano come semplici falegnami, idraulici, imbianchini o peggio ancora operatori ecologici.

Sarebbe molto meglio dire che il proprio papà ha una fabbrichetta, oppure un negozio; magari è un avvocato o un consulente finanziario. Quelli sì che sono mestieri che non fanno arrossire. Ho provato la stessa sensazione qualche tempo fa quando, incontrando dopo anni un compagno di università, ci siamo confrontati sulle nostre rispettive situazioni professionali.

Lui era molto sereno, con un bel sorriso mi disse: «Io dopo la laurea sono entrato con uno stage in un noto giornale online. Sono già sei mesi che ci lavoro, praticamente sono rimasto solo io. Non mi lamento dello stipendio. E tu, di cosa ti occupi?» Forse troppo mestamente risposi: «Dopo che l’azienda in cui lavoravo come operaia ha tagliato centinaia di posti di lavoro sono partita per la Russia. Per guadagnare ogni tanto faccio qualche traduzione, scrivo un po’ di articoli per il mio giornale e faccio la babysitter.» E lui, ancor più mestamente, sospirò: «Ah, la babysitter…»

Sì, non è certo un lieto fine per quelli che si sono laureati, hanno dedicato tanto tempo allo studio e tante energie ai loro sogni. Però la vita è strana, a volte veramente tanto. Salutai il mio compagno, augurandomi di non rivederlo più per altri tre anni, nella speranza di poter trovare un lavoro decente nel frattempo.

Tuttavia mi sono messa a riflettere sull’importanza di queste professioni. E se di colpo nessuno facesse più l’operatore ecologico, il carpentiere, la badante?

wolfDi sicuro se ne sentirebbe la necessità, molto più di quanto non succederebbe se mancasse qualche avvocato o qualche agente assicurativo. A volte infatti basterebbe pensare a quanto siano utili queste professioni, per capire quanto è stupido vergognarsi di farle. Sì, ho fatto la babysitter e ne sono contenta, ho risolto i problemi di una famiglia ed ho accudito una creatura adorabile. Quanti vanno a lavoro con la sensazione di essere veramente necessari?

 Chissà se prima o poi incontrerò di nuovo il mio amico.

Chissà tra quanto avverrà e chissà cosa ci racconteremo. Spero comunque, in ogni caso, che in quel momento entrambi faremo un lavoro che ci farà sentire utili.

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