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2013: Stage retribuiti obbligatori per legge

A quanto pare ci sono riusciti e stavolta non sembrano solo promesse. Il Ministro Elsa Fornero nellaimage commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni ha descritto la bozza riguardante i tirocini retribuiti. Le aziende non potranno più proporre i famosi “stage gratuiti”, che anzi saranno vietati per legge. Inoltre, la bozza prevede che lo stipendio del tirocinante dovrà essere di almeno 400 Euro lordi al mese. Anche se l’attuale legge non prevedeva un compenso fisso, in alcune regioni d’Italia era stato fissato un livello base di stipendio, inteso comunque come un rimborso spese. Questa notizia è già abbastanza per far gridare “Alleluja” a molte persone. Ma le novità non finiscono qui: la bozza prevede anche importanti novità riguardo i limiti di tempo degli stage. Difatti, stando a quello che scrive la Fornero, uno stage non potrà durare più di sei mesi, il reinserimento non più di un anno e lo stage riservato ai disabili non più di due anni. Inoltre, all’interno della stessa azienda non sarà possibile svolgere più di uno stage ed è obbligatorio mantenere un numero standard di contrattisti. Forse arriva un po’ in ritardo, dopo che migliaia di italiani, spesso giovani neolaureati speranzosi di iniziare una carriera, o perlopiù disillusi intenzionati solo a farcire un po’ il curriculum, sono stati strapazzati a costo zeroda parte delle aziende.
Quante storie, quanti aneddoti, potrebbero raccontare questi stagisti. Io stessa ho fatto parte della categoriaimage per diverso tempo. Ricordo che il mio incarico, che ovviamente comprendeva mansioni al di sopra delle mie capacità, era essenziale per l’azienda. E dopo sei mesi di lavoro, mentre ancora mi trovavo nella stessa, si facevano i colloqui per la stagista che mi avrebbe sostituito. E dopo di lei, un’altra ancora. Un ciclo infinito, per ricoprire un ruolo che comunque era necessario. Ma allora, mi chiedevo all’epoca, perché non assumere direttamente qualcuno che lavorasse in maniera fissa? Non ci sarebbe stato bisogno di fare colloqui, di dover fare formazione e successivamente affiancamento. La risposta, ovvia ma amara era: perché quel qualcuno avrebbe avuto un costo, mentre noi no.
Semmai questa bozza diventerà una legge, sicuramente si troveranno delle soluzioni per aggirarla e continuare a sfruttare tanti precari usa e getta. La speranza è che almeno serva a ridare un po’ di dignità e valore all’impegno di chi vorrebbe semplicemente lavorare.
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