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Tiriolo tra storia e leggenda

A mio nonno Mimì, nativo di Tiriolo

2482824956_fda97f7ef0_oL’insediamento di Tiriolo, attualmente sito in provincia di Catanzaro, ha origini antichissime con tracce di popolamento riscontrate nelle grotte naturali dell’omonimo monte e nella valletta di Sovarico; qui sono stati ritrovati oggetti appartenenti all’ultima fase dell’età della pietra (asce levigate, scalpelli rudimentali, raschiatoi di ossidiana, ecc.). In seguito, la popolazione si spinse più a Sud, scendendo in località Donnu Pietru, dove sono stati rinvenuti oggetti dell’età del bronzo e del ferro e dove si presuppone che si sia consolidato un primo centro protostorico. Nell’VIII secolo a.C., Tiriolo subì l’influenza egemonica dei colonizzatori greci, che si protrasse fino alla metà del IV sec. a. C., periodo in cui i Bretti, provenienti dal Nord, conquistarono l’Istmo lametino. Nel III a.C., la potenza romana si concentrò sempre più sulla conquista della Magna Grecia (numerosi sono stati ritrovamenti nel territorio di Tiriolo di monete di emissione romana-campana), soprattutto perché il paese si trovava a ridosso della Sila, fonte di legname e di pece. Una particolare menzione merita l’epigrafe latina, emanata dal Senatus Consultum de Bacchanalibus del 186 a.C., nella quale si legge che Roma limitò le libertà del popolo indigeno, vietando i raggruppamenti delle persone del luogo che effettuavano riti orgiastici in onore di Bacco, appunto i Baccanali. In età alto medievale, quando le esigenze di difesa dovettero farsi più pressanti, venne costruito un vasto complesso fortificato, con torri quadrangolari e cinta muraria, il cui nucleo più antico probabilmente risale al VII-IX secolo d.C. Gli avvenimenti storici si intrecciano con il mito e la tradizione, precisamente con quella di Re Niliu. Il suo nome deriva da una grotta dritta a cunicolo, che dal centro del crinale si perde nelle viscere del monte Tiriolo. Un giorno il Re si invaghì di una giovane popolana, ma la famiglia reale non accettò questo legame e soprattutto la madre cercò di ostacolarlo in tutti i modi. I due misero in atto una fuga d’amore, durante la quale la popolana rimase incinta. Dopo la nascita del figlio, re Niliu sperava in una riconciliazione con la madre, ma la vicenda peggiorò, e quest’ultima inviò al figlio la seguente maledizione: non sarebbe potuto più uscire di giorno altrimenti il sole l’avrebbe sciolto come la cera. Così il re fu costretto a rifugiarsi in una grotta, a lui in seguito dedicata, durante le ore del giorno e ad uscire solo al calar del sole per poter giungere sulle sponde del fiume Corace, dove vivevano l’amata e il figlio. A guardia della grotta fu posto un gallo: prima dell’aurora col suo canto avvertiva il re di tornare al suo giaciglio. Le fate un giorno decisero di non far cantare più il gallo; il re, accortosi dell’inganno, cercò in tutti i modi di raggiungere la sua grotta, ma il sole lo sorprese e iniziò a sciogliersi; a quel punto disse all’unico servo che gli era rimasto accanto durante tutta la vicenda che i suoi averi li avrebbe lasciati al diavolo. Quest’ultimo non si fece attendere, prese i suoi averi e li divise in tre tesori: oro, argento e bronzo. Ancora oggi si narra che questi tesori siano custoditi nel monte Tiriolo e che nessuno osi cercarli per paura del diavolo. La vicenda è stata reinterpretata e musicata dal gruppo folk “Zona Briganti” e il nome della canzone è proprio Re Niliu.

Video della canzonehttp://www.youtube.com/watch?v=96RBScPzi-I

Fonte immaginehttp://www.flickr.com/photos/recious/2482824956/

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