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Tutti pazzi per Grey’s Anatomy

imageSin dagli esordi, nel 2005, Grey’s anatomy conquista il suo posto nelle classifiche delle serie tv americane più amate e seguite e, ancora oggi, gli ascolti rimangono altissimi. Il segreto di tale successo sta tanto nell’ingegno di Shonda Rhimes, creatrice del medical drama e dei suoi continui colpi di scena (spesso dolorosi), tanto nella bravura di un cast solido e allo stesso tempo variegato che ha fatto  della fedeltà verso i personaggi interpretati e  verso il  pubblico appassionato un vero punto di forza.

Nel corso di questi anni, infatti, abbiamo seguito con passione, quasi fossero persone esistenti nella vita reale e non medici che indossano il camice solo per finzione, le vicende «di amore, di morte e di altre sciocchezze» (e qui cito il titolo di un album del mio cantautore preferito) di Meredith Grey e dei suoi amici/colleghi del “Seattle Grace Hospital” (in seguito “Seattle Grace Mercy West Hospital”  e poi “Grey Sloan Memorial Hospital”).

Il tema chirurgia, a detta di molti, non è indagato a fondo e in maniera precisa come accade ad esempio nella longevissima serie E.R., ma, del resto, determinate nozioni si apprendono sui libri e tramite lunghi anni di studio, non di certo guardando strane e insolite operazioni eseguite in sale operatorie create ad hoc per i telespettatori. Il punto è che qui la medicina è “solamente” co-protagonista: deve vedersela infatti con i chirurghi. Questi ultimi non sono figure accennate in modo approssimativo, ma veri e propri modelli di carattere e personalità, ognuno con le proprie caratteristiche definite e ognuno sottoposto a dinamiche differenti, nonostante siano comunque legati indissolubilmente dal filo rosso rappresentato dalla vita lavorativa. Il talento naturale di Meredith avrebbe perso di spessore se non avessimo conosciuto il suo tormentato rapporto con la madre e con la sua autorevole perfezione; il  forte spirito di competizione che abita in Cristina Yang non può essere capito a pieno se al bisogno di primeggiare nel campo professionale non si affiancano le debolezze della persona indifesa che a volte sembra diventare in ambito sentimentale. L’arroganza e il cinismo di Alex Karev imagevanno letti solo come facciata, come la  difesa di un uomo che non vuole più soffrire. Le magie compiute in neurochirurgia dal Dottor Stranamore non bastano a fare di Derek il Derek che amiamo; bisogna associarlo all’amore per Meredith, alla storia fallita con l’ex moglie Addison e all’amicizia di una vita con Mark Slone. Potrei continuare all’infinito, ma non servirebbe. Non servirebbe perché non può essere raccontato ciò che si esprime al massimo solo se è visto.

Nel corso delle stagioni, l’iniziale gruppo di tirocinanti perde pezzi – di cuore oserei dire romanticamente – per strada, George morirà, Izzie sconfiggerà il cancro ma deciderà  di andar via, e gli altri, sopravvissuti a bombe, sparatorie e incidenti aerei, diverranno strutturati aggiungendosi a quelli già presenti e che con loro hanno condiviso gioie e dolori. Complici anche dialoghi studiati e decisamente coinvolgenti, narrazioni fuori campo fortemente introspettive, l’uso di canzoni celebri e popolari all’interno di ogni episodio e l’inserimento di nuovi personaggi e storie, questa serie tv – il cui asso nella manica è senza dubbio l’emotional plot –ancora, dopo molto tempo, tiene incollati agli schermi. Anche dopo l’abbandono della nostra persona. Anche dopo “How to Save a Life”.

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