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Scuola e arte: studenti artisti al MAXXI

Se ognuno di noi si voltasse indietro, verso quel passato che spesso bussa alle spalle, non potrebbe non vedere una scuola; la propria scuola: edificio, amici, maestre o professori. Quella gita, quel professore, quel compagno di banco. Quel momento della vita che inevitabilmente, nel bene o nel male, ha condizionato le nostre esperienze, ha diretto le nostre prime scelte, le più difficili e irrinunciabili.

D’altro canto, se ognuno di noi, studioso o lavoratore, magari già madre o padre, rivolgesse lo sguardo alle condizioni della scuola di oggi non potrebbe assolutamente mostrarsi indifferente all’argomento. La scuola non vive certo un buon momento: tagli ai finanziamenti, quindi al personale, edifici cadenti, strutture insufficienti, poco sostegno ad iniziative extra-didattiche. Conduzione manageriale d’impresa, direttive funzionali, diploma come unica necessità, “pezzo di carta” da esibire nei CV. L’istruzione è  un fondamentale fattore di crescita sociale, ma c’è il rischio che tale carica positiva venga spesso dimenticata: di scuola si discute in termini di slogan durante le campagne elettorali ma sempre meno nei discorsi concernenti  economia e finanza.

18298In questo triste orizzonte va però ad inserirsi un progetto, organizzato dal dipartimento di educazione del Museo Nazionale delle Arti del Ventunesimo secolo, che crea nuova speranza: “MAXXI tra i banchi di scuolaun’iniziativa tesa all’integrazione tra due mondi che, nonostante tutto, restano profondamente legati: quello della scuola e quello dell’arte. Nato dal lavoro di storiche d’arte specializzate in didattica museale, in collaborazione con tirocinanti dell’università  Sapienza di Roma e dell’Accademia delle Belle Arti, il programma ha come veri protagonisti degli artisti d’occasione, i ragazzi delle sei classi di terza media della scuola di Castelseprio (quartiere Labaro di Roma nord). A loro infatti spetta l’arduo compito di riprodurre alcune delle opere oggi esposte nel famoso e vistoso edificio del MAXXI, progettato dell’architetto Zaha Hadid e sito in via Guido Reni a Roma. Ambizione finale del progetto è la mostra, la cui apertura è prevista a metà maggio all’interno della scuola di periferia del Labaro, nella quale si potranno ammirare i lavori realizzati durante i laboratori (un’opera per ogni classe).

Sol LeWitt, "Wall Drawing #375", 1982 © Fondazione MAXXI 2010

Sol LeWitt, “Wall Drawing #375”, 1982 © Fondazione MAXXI 2010

Verranno esposte le riproduzioni di due installazioni site-specific della collezione permanente, Wall Drawing #375 di Sol LeWitt e Widow di Anish Kapoor, oltre ad altre quattro appartenenti alla mostra Non basta ricordare”: The Emancipation Approximation di Kara Walker, The General Jungle di Gilbert&George, Sleepers II di Francis Alys e Infinite Cell di Alfredo Jaar. Naturalmente la riproduzione dei ragazzi seguirà le linee guida interpretative delle opere appena citate, cercando di creare esemplari artistici, se non equivalenti, sicuramente fedeli al messaggio, al significato delle installazioni e al loro senso estetico.

Anish Kapoor "Widow", 2004. © Fondazione MAXXI 2010

Anish Kapoor
“Widow”, 2004.
© Fondazione MAXXI 2010

Il lavoro, svolto dietro le quinte della scuola di periferia romana e spesso presso il museo, ha visto un’intensa collaborazione tra i partecipanti, volta allo scopo didattico dell’attività. I ragazzi, i professori, i lavoratori (o stagisti) hanno toccato temi delicati e spesso di non facile comprensione quali la frequente omologazione sociale, il riconoscimento delle libertà d’espressione, la degenerazione razzista, le nuove schiavitù, più latenti e meno esplicite (come possono esserlo le droghe).

L’incontro tra le due sfere d’interesse è stato reso possibile grazie all’interesse del dirigente scolastico della scuola media, la professoressa Presilla, a sua volta proveniente da studi d’arte contemporanea. Un connubio realizzatosi tramite la politica d’indirizzo museale che il MAXXI propone, ovvero la possibilità, accanto al percorso delle visite guidate, di partecipare ad esperimenti di laboratorio (anche per i più piccoli). In questo modo si concretizzerà una progettualità d’avanguardia che pone al centro della propria ricerca l’azione, il lavoro di creazione sulla materia per imparare (a tutte le età) ad aumentare la consapevolezza di sé stessi.

Sarebbe bello, oltre che politicamente doveroso, vedere all’inaugurazione della mostra la presidentessa della fondazione, Giovanna Melandri, e il direttore artistico, il critico d’arte Hou Hanru, presenze in grado di suggellare un’esperienza di formazione interessante e originale. Un momento di collaborazione da riproporre, per riportare la periferia e la scuola al centro, della città e dell’attenzione.

Info: http://www.fondazionemaxxi.it/

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