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I libri da leggere – “La strada” di Cormac McCarthy

‘Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso’.

imagePochi libri hanno la capacità di coinvolgerti ed emozionarti fin dalle prime battute, come nel caso de La strada, romanzo dello scrittore americano Cormarc McCarthy, noto al grande pubblico per aver recentemente firmato la sceneggiatura di The Counselor, film di Ridley Scott.
Confesso che il genere della fantascienza non ha mai suscitato in me particolari entusiasmi e la stessa lugubre copertina intravista tra i banchi della libreria non mi convinceva affatto, tuttavia, decido di leggere l’incipit, e in pochi secondi sono già dentro la storia. Non potendo più fare a meno di scoprire cosa succederà corro alla cassa e nel giro di un solo pomeriggio leggo, tutto di un fiato, il libro.

Il romanzo racconta il viaggio di un padre e un figlio lungo una strada desolata. La terra è da decenni ridotta a meandri bui, ricoperta di ceneri, e circondata da una natura ostica. Le forme di vita animale sono scomparse e il tutto è stato causato da una non specificata catastrofe. McCarthy sceglie lo scenario post-apocalittico come sfondo lungo il quale scandagliare l’ancestrale legame padre-figlio. I sentimenti, che li uniscono, si pongono così al centro del romanzo emergendo tra le brutture del mondo apocalittico.
Sui personaggi abbiamo pochissime notizie, non conosciamo i loro nomi, e possiamo ricostruire il loro passato solo in parte. Dai ricordi dell’uomo emerge, infatti, una donna, sua moglie, che ha preferito togliersi la vita anziché essere costretta ad assistere al continuo scenario di morte e desolazione divenuto ormai la loro quotidianità. La donna avrebbe voluto portare con sé il bambino, che non ha memoria del mondo anteriore all’apocalisse, ma il marito glielo ha impedito concependo il figlio come sua unica ragione di vita.

Il cammino di padre e figlio procede verso sud, con la speranza di trovare, una volta giunti in prossimità dell’oceano, un clima più mite. Hanno con loro solo un carrello dove di volta in volta metteranno da parte il cibo che riusciranno a procacciare, un telo di plastica per ripararsi dalle intemperie e una pistola. In una realtà divenuta lotta ferina alla sopravvivenza tra cannibali, desolazione, scenari di morte, fuliggine e mari grigi il legame padre figlio si fa sempre più intenso. Il padre protegge ossessivamente il figlio cercando di rassicurarlo sempre anche quando la morte appare ormai certa.
L’innocenza e la bontà del bambino sono, nel corso della narrazione, gli unici elementi positivi in cui possiamo imbatterci. Virtù che il piccolo, nonostante la fame patita e gli scenari di violenza, riesce a preservare. Basta pensare a uno solo dei tanti dialoghi, il più ricorrente, tra padre e figlio: «‘Ce la caveremo, vero, papà? /Sì. Ce la caveremo. /E non succederà niente di male. /Esatto. /Perché noi portiamo il fuoco. /Sì. Perché noi portiamo il fuoco’».
I due come due novelli Prometeo, in un mondo giunto però al capolinea, sono portatori di un fuoco indistruttibile celato nel cuore del bambino: la sua bontà d’animo, ultima favilla di umanità rimasta.

Lo scrittore realizza un romanzo intimo su uno dei rapporti più importanti nella vita di ogni uomo e decide di raccontarlo in modo estremo, con una prosa dai toni duri riflessi in un linguaggio scabro ed essenziale, ma autentico. Il risultato è una delle storie più commoventi della letteratura contemporanea.

Cormarc McCarthy, La strada, Einaudi, 2007.

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