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I libri da leggere: “Aspetta primavera, Bandini” di John Fante

«Sei un uomo in gamba, papà.

Stai uccidendo mamma, ma sei magnifico»

Aspetta primavera, Bandini – John Fante

aspettateAppena finito Aspetta primavera, Bandini di John Fante. L’ho letto da immigrato. Non negli Stati Uniti come la famiglia Bandini/Fante ma nelle Fiandre. Ho così vissuto al meglio il libro. Come quando lessi I Malavoglia durante un soggiorno nel sud Italia. A Latina lo avrei capito di meno.

Se volete avere informazioni sulla trama e sull’altro bla bla bla potete aprire la pagina di Wikipedia. Sono dell’idea che alla fine di tutte le esperienze – la lettura, la visione di un film, una storia d’amore – quello che ti rimane non è lo svolgimento dei fatti. Ma qualche personaggio, e alcune scene. Le trame, gira e rigira, son tutte uguali. Certi momenti no. Una frase dopo pagine di parole o una scena dopo migliaia di fotogrammi, la prima volta che la rivedi dopo la sera del vostro primo bacio, etc. etc. Insomma, avete capito il concetto.

La vita dell’immigrato è perenne oscillazione tra l’orgoglio della propria cultura d’origine e l’aspirazione a diventare parte integrata della nuova società. «Di nome faceva Arturo, ma avrebbe preferito chiamarsi John. Di cognome faceva Bandini, ma lui avrebbe preferito chiamarsi Jones». Così il quattordicenne Arturo, amante del più americano degli sport, il baseball, e innamorato di Rosa Pinelli. Anche lei figlia di immigrati italiani. Di Pinelli, non di Williams, Gertie Williams, altra compagna di classe a cui Bandini jr. sputerebbe volentieri in faccia.

Proprio come fa suo padre Svevo quando si congeda dall’amante, la vedova Hildegarde.

«Contadini» disse la vedova «Stranieri! Siete tutti uguali». «Signora Hildegarde» disse «Quel ragazzo è mio figlio. Non le permetto di parlargli in quel tono. È cittadino americano, non un forestiero». «Se è per questo mi rivolgo anche a lei!» ribattè la vedova. «Brutto animale!» disse Svevo «Puttana!». Le sputò in faccia.

La povertà, i debiti, la vita del pater familias Svevo tra poker, alcool, la moglie che mentalmente non è un esempio di stabilità e l’amante. Più tre figli, e in particolare Arturo che per questioni anagrafiche, più degli altri, sta entrando nella successiva fase dell’esistenza. Un passaggio che Fante esprime alla perfezione dopo che August e Arturo hanno visto casualmente il padre in macchina, in compagnia della vedova Hildegarde. Per arrivare a casa devono attraversare un grande pascolo, luogo dove «avevano trascorso la maggior parte delle loro vite». Sotto uno spesso strato di neve sono custoditi quasi tutti i loro ricordi, dove «ogni palo del recinto delimitava un sogno, trattenendolo perché si adempisse all’arrivo di ogni nuova primavera». Qui sono sepolti i loro cani, nel pascolo hanno giocato a indiani e cowboy, ma non oggi perché «sotto quello stesso crepuscolo il loro padre se ne andava a spasso in macchina con Effie Hildegarde, e l’immensa distesa bianca del pascolo era ridotta a un posto da cui si passava per tornare a casa».

Ancora la neve. Protagonista muta del libro. La neve che gela la calce impedendo al muratore Svevo di lavorare. La neve che copre i “diamanti” e impedisce ad Arturo di giocare a baseball. Aspetta primavera, Bandini. È il consiglio dei compagni di classe quando Arturo, per evadere da una situazione famigliare in bilico sul vuoto, propone una partita. Gli amici in un primo momento accettano ma «dopo essere rimasto tutto solo per un’ora sotto i pioppi che delimitavano il campo, si rese conto che non si sarebbero presentati». La neve, protagonista fino all’ultima pagina del romanzo. Padre e figlio che tornano a casa dopo la rottura con la vedova Hildegarde. E Svevo «guardò la striscia  d’azzurro a est. “Presto arriverà la primavera” disse. “Certo!”. In quello stesso istante, qualcosa di freddo e minuscolo gli sfiorò il dorso della mano. Lo guardò sciogliersi, un piccolo fiocco di neve».

Un finale senza fiducia nel futuro, ma che si confonde con una certa ingenua tenerezza. Lessico comune, descrizioni essenziali, scene quotidiane. La grandezza di Fante, e di tanti altri scrittori statunitensi. E c’è ancora chi risponde «Non sono d’accordo» quando dico che non c’è nulla di migliore della letteratura americana. Futurismo a parte.

 

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