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Capossela presenta a Brussel l’ultimo romanzo

Dopo nove album, quattro libri, produzioni, film e documentari, Vinicio Capossela continua il suo “viaggio artistico”: con l’ultimo romanzo, Il paese dei coppoloni, si ritorna alle origini

CaposselaParla tenendo gli occhi chiusi, Vinicio. In piedi, su un parquet consumato, circondato da pareti gonfie di libri. Risponde alle domande della moderatrice. Gli guardano le spalle tre uomini armati di chitarra e fisarmonica. Il locale è pieno. Quasi tutti giovani, seduti fin sotto l’asta del microfono.

Vinicio Capossela parla del suo ultimo libro, Il paese dei coppoloni, ma non sembra qui, nella libreria Piola.Libri, a pochi passi dalla Commissione Europea. È lontano, come i luoghi del suo romanzo, ambientato in un villaggio archetipo sospeso sui monti dell’Irpinia. Ma ci siamo abituati. In venticinque anni – era il 1990 quando usciva All’una e trentacinque, il primo disco – Vinicio è rimasto fedele a una delle sue canzoni più celebri, quando ne Il ballo di san Vito canta:

 

«Questo è il male che mi porto da trent’anni addosso fermo non so stare in nessun posto»

 

Con lui siamo stati a New York (Notte newyorkese), a Torino (Tanco del murazzo), a Mosca (Moskavalza). Lo abbiamo seguito in un viaggio per mare (il concept album Marinai profeti e balene), nella Winesburg di Sherwood Anderson (La faccia della terra), ci ha raccontato Modigliani e la sua morte (Modì). Ora si torna a casa. Lo sa bene cosa vuol dire il pubblico che riempie la libreria e tutto il marciapiede attorno l’edificio. Sono emigrati – privilegiati, certo – che dalla Toscana, dal Lazio, dalla Puglia, si sono ritrovati a Brussel, Liège, Antwerpen.

Il paese dei coppoloni ovvero la terra degli avi. I villaggi che giorno dopo giorno stanno scomparendo e con essi usi, tradizioni, dialetti e un’ idea di vita lenta e comunitaria. Il tutto ben riassunto dal «Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?» delle anziane dei paesi.

capossela

Si sta perdendo anche la musica, quella che accompagna gioie e dolori della comunità. Le serenate, gli sposalizi, le feste di piazza ma anche le litanie funebri. Un patrimonio che Vinicio Capossela sta cercando di salvare, come dimostra la produzione nel 2013 dell’album Primo ballo della Banda della Posta, composto da valzer, polke, quadriglie.

«Musica!», urla qualcuno. È il momento dei tre musicisti della Banda della Posta che hanno seguito Capossela nella capitale d’Europa. Gli strumenti iniziano a prender vita. Mazurca, liscio, tango. È un attimo trasformare la stanza in una balera: poche note e i «Danzè!» urlati da Vinicio che si lancia in un ballo con una ragazza sul marciapiede davanti alla libreria.

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Balla, balla ancora Vinicio. Dopo nove album, quattro libri, produzioni, film e documentari. Dalla natale Hannover agli esordi in Emilia-Romagna. Dalla marina commedia di Marinai profeti e balene alla scoperta del rebetiko nella Grecia schiacciata dalla Troika con l’album Rebetiko Gymnastas. Ora è tempo di tornare alle radici. E la domanda arriva spontanea: quale la prossima tappa del nostro viaggio?

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