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Bene e Male nella Divina Commedia: Martina Michelangeli rilegge l’Inferno di Dante

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Inferno, canto V

Ben se’ crudel, se tu già non ti duoli
pensando ciò che ’l mio cor s’annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli?

Inferno, canto XXIII

La Divina Commedia è considerata il più grande capolavoro della letteratura di tutti i tempi. Davanti pare trovare solo la Bibbia, il libro per antonomasia, l’omnia in uno che racchiude tutti gli altri libri possibili: qui lo scontro originario e primitivo tra bene e male si palesa in tutta la sua evidenza emergendo dalla stessa materia trattata, da quell’enigma che riguarda ognuno di noi e che non può essere spiegato ma solo contemplato.

canto-V-canto-XXXIII-divina-commedia-danteLa grandezza di Dante sta proprio nella capacità di addentrarsi nel mistero cristiano e umano, scandagliandolo a fondo, restituendone la profondità, la complessità e allo stesso tempo il superbo incanto. Ce lo ricorda Martina Michelangeli nel suo libro Il canto V e il canto XXXIII dell’Inferno di Dante: la percezione del Bene e del Male attraverso alcune serie rimiche della Commedia. 

Il Bene e il Male sono concetti che non possono essere facilmente spiegati: gli uomini non sono in grado di chiarire attraverso un’argomentazione razionale un concetto ritenuto al di sopra delle loro possibilità mentali perché astratto o troppo vasto, che potrebbe portare a toccare discorsi lunghi e complicati per chi non dovesse essere esperto di teologia. Ma Dante, con le sue parole, attraverso i gesti e le azioni dei vari personaggi che incontrerà lungo il suo cammino, è riuscito a farci percepire almeno un piccolo barlume di queste due entità[…]

Edito da Galassia Arte, il saggio analizza due canti dell’Inferno, il V e il XXXIII, «ritenuti fra i più conosciuti dell’Opera, in cui i sentimenti e le azioni struggenti dei personaggi incontrati da Dante sono così “umani” che possono essere più facilmente recepiti in modo diretto dai lettori». Le vicende di Paolo e Francesca e quelle del Conte Ugolino della Gherardesca diventano infatti simboli di un’umanità macchiata dal peccato e rea di aver ceduto alle tentazioni terrene, dimenticando di esercitare il dono divino della ragione e dell’intelletto.

La giovane scrittrice e saggista fornisce una chiave interpretativa del tutto originale: basando il suo lavoro su un’idea di filologia che travalica l’esperienza di una lettura esclusivamente orientata alla contestualizzazione, consegna un ruolo centrale alla potenza simbolica, al senso allegorico e agli infiniti rimandi a qualcosa che sia altro. Un viaggio alla scoperta dei regni ultraterreni – Inferno, Purgatorio e Paradiso – che si apre all’esterno, a nuove storie, a nuovi personaggi, a nuove dinamiche. Un movimento circolare e continuo che si nega a qualsiasi fissità e staticità. Uno studio fatto di passione, dedizione e slancio emotivo, quello che nella prefazione all’opera Maria Castronovo definisce l’aisthesis, l’intelligenza della sensazione.

Martina Michelangeli analizza varie serie rimiche della Commedia e nel farlo dimostra come tutta l’opera dantesca sia frutto di una costruzione ragionata, calibrata e pensata nei minimi particolari. Nessun elemento può rimanere isolato ma è destinato ad interagire con un ampio spettro di possibilità. I dettagli esprimono il loro significato più profondo se inseriti in un disegno più grande, in un progetto più alto, in un’enciclopedia dei saperi e delle conoscenze che trova nella visione della grazia di Dio il punto più luminoso e brillante. Gli stessi termini vengono usati dal sommo poeta per esprimere punti diversi di un concetto o, addirittura, concetti totalmente opposti: vita e morte, bene e male, positivo e negativo; estremi di categorie che paiono mutare a seconda delle esigenze di rappresentazione. Una polarità semantica ed espressiva che prende vita fin nella rappresentazioni delle emozioni e degli atteggiamenti dei personaggi, investendo anche quelle delle due guide: Virgilio e Beatrice.

Un libro che nasce dall’amore personale per  Dante e la sua Commedia, un amore che si affina e si eleva nell’intenzione di voler condividere tale passione. Questo è un saggio prezioso, perché diventa un invito alla lettura e alla riscoperta del più grande scrittore di sempre. Uno straordinario incontro con colui che ha impartito al mondo la conoscenza tramite la bellezza: non c’è poesia più straordinaria e pura di questa.

Grazie a quest’Opera, Dante ha lasciato agli uomini una grande eredità: la Commedia ci insegna che noi uomini siamo artefici del nostro cammino e del nostro viaggio nella vita, l’importante è cercare di non perdersi nella strada del male; ma, anche se così fosse, con umiltà potremmo ritrovare la diritta via cercando quell’aiuto che può donarci il nostro intelletto, il dono più grande che abbiamo ricevuto da Dio.

Martina Michelangeli, Il canto V e il canto XXXIII dell’Inferno di Dante: la percezione del Bene e del Male attraverso alcune serie rimiche della Commedia, Galassia Arte (http://www.ibs.it/code/9788868310844/michelangeli-martina/canto-v-e-il.html)

https://www.facebook.com/pages/Il-canto-V-e-il-canto-Xxxiii-dellInferno-di-Dante-di-Martina-Michelangeli/346722868797733

http://www.cantidivinacommedia.it/

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