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“I luoghi dell’anima”: Punta della Campanella

imageQuesto è decisamente uno di quei luoghi da visitare lasciandosi cullare da un “Larghetto” di Chopin, in una domenica di primavera, lontani dal traffico della città e dai rumori della vita (www.youtube.com/watch?v=O3txpH8OjXM).

Punta della Campanella, ultimo promontorio roccioso della penisola sorrentina di fronte a Capri, divide le due costiere, la sorrentina e l’amalfitana ed è classificata come una delle più incantevoli “aree specialmente protette di Interesse Mediterraneo”. Oltre alla sua assoluta amenità, data dalla favolosa posizione geografica completamente a ridosso sul mare, tale meraviglioso angolo di mondo cela storie dall’antico. Le fonti letterarie collocavano proprio in quest’area il Tempio di Athena, uno dei santuari più conosciuti della costa tirrenica, secondo Strabone fondato dallo stesso Odisseo. Si ipotizza che fin dall’epoca arcaica dovesse esistere un culto della divinità e quindi al tempo stesso un luogo dove venerarla. imageOggi sono pochissime le tracce ancora visibili, ma le citazioni degli scrittori latini e greci, i rinvenimenti ceramici ed epigrafici, le sopravvivenze di alcuni toponimi, hanno fatto sì che la tradizione moderna sia concorde nell’ubicare l’Athenaion proprio sull’estremità di questo promontorio. Il Santuario veniva così a collocarsi in prossimità di quel canale fra il promontorio e Capri, passaggio quasi obbligato per chi navigava fra le colonie greche in Sicilia e quelle del Sinus Cumanus (golfo di Napoli). Il carattere della navigazione dato al santuario è d’altronde legato alla stessa Athena, protettrice dei naviganti. L’espansione dei Sanniti della fine del V sec. a. C. verso le coste dell’Italia meridionale portò all’occupazione della stessa penisola sorrentina. Una conferma è data dall’importante scoperta (1985) del prof. Mario Russo di  un’epigrafe rupestre in lingua osca databile al III-II sec. a.C.; essa menziona nuovamente la dea Athena il che porta a considerare ancora totalmente attivo il culto della dea sul promontorio, tramutata però nella sua definizione romana di Minerva. Dopo le guerre sannitiche tutta l’area venne a far parte delle proprietà imperiali, e nel primo impero delle proprietà di Tiberio che, proprio dalla punta della Campanella poteva muoversi con gran facilità dalla terra ferma verso la residenza sulla sua amata isola di Capri, essendo tale promontorio l’approdo più prossimo. Ancora oggi fra la rada vegetazione sono visibili i resti di una villa romana disposta su 5 livelli di terrazzamento. Su uno di questi Roberto d’Angiò, nel 1335, fece costruire la cosiddetta Torre Minerva, ancora oggi ben conservata, con funzione di avvistamento in caso di attacchi di pirati dal mare. Proprio sulla torre veniva fatta suonare una campana in caso di attacchi di nemici e da qui deriva il nome di “Campanella”. Siffattoimage melange di sacro e profano ha portato nel tempo al formarsi di leggende e miti, come quello delle Sirene che incantarono Ulisse, da parte dei viandanti che da qui passavano. Una delle più avvincenti è legata anche alla città di Sorrento. Si narra che in una delle scorribande dei Saraceni all’interno della Penisola fu saccheggiata anche la chiesa di S. Antonino Abate, protettore della città di Sorrento. Quando la flotta  però giunse nei pressi della Punta della Campanella, la nave, che trasportava la campana e gli altri oggetti trafugati nella Chiesa, fu bloccata da una forza misteriosa e nel tentativo di procedere e di raggiungere le altre navi che si allontanavano, i predoni cominciarono ad alleggerire l’imbarcazione gettando in mare parte del bottino. Ma solo quando si liberarono della campana portata via dalla Chiesa, riuscirono a riprendere la rotta. La leggenda vuole che, non appena la campana fu gettata in mare, si levò un improvviso e fortissimo vento che consentì al vascello pirata di raggiungere le alte navi. Passeggiando all’interno della Baia di Ieranto si ha l’occasione di immergersi in imageun’unica esperienza nel mito, nel percorso naturalistico e botanico della macchia mediterranea dominata dalle piante di mirto e ginepro, raccogliendo magari delle profumate bacche utilizzate dai locali per realizzare un rosolio aromatico, liquore di antichissima tradizione.

Info:

Oggi il promontorio è raggiungibile attraverso un sentiero collegato alla Baia di Jeranto;  si giunge così alla Frazione di Nerano, del Comune di Massa Lubrense. Dalla piccola frazione di Nerano, immediatamente sopra la più nota Marina del Cantone, parte un altro sentiero che porta direttamente alla Baia. Il tempo di percorrenza varia a seconda che si scenda, circa 1 ora, o che si salga, 1 ora e 30 minuti. Il sentiero è segnalato con il numero 00 sulle principali mappe della penisola sorrentina e corrisponde all’ultima parte dell’Alta Via dei Monti Lattari, percorso che parte da Cava dei Tirreni per arrivare proprio fino a Jeranto.

  http://www.puntacampanella.org/

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