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Dies natalis! Correva il giorno…25 aprile

Cari lettori,

oggi vorrei parlarvi del significato che il mese di aprile aveva nel calendario romano antico. Ho notato che generalmente siamo soliti semplificarlo come il mese della primavera, del famoso “pesce d’aprile” o del “Natale di Roma”, ma gli antichi romani, come sappiamo, davano importanza vitale alle loro festività, nonché alle divinità stesse cui queste erano dedicate, divinità che rispecchiavano perlopiù esigenze pratiche piuttosto che entità astratte o morali (come ad esempio la Spes, Speranza). Esemplificativa per comprendere tale concezione religiosa è una festività molto particolare, dal nome “Robigalia”, dedicata alla divinità Robigus. Ce ne parlano le fonti, quali ad esempio lo storico Varrone e lo scrittore Ovidio, il primo descrivendo le caratteristiche del dio e il motivo del suo culto, il secondo invece, testimone proprio del tipo di celebrazioni ad essa correlata. Abbiamo inoltre attestazione esatta e molto importante in un frustulo dei fasti romani, che riportano una breve descrizione della festa. L’etimologia del termine deriva da robus, rosso, per indicare il colore di alcune vittime sacrificali, in ambito Immaginereligioso, ed in ambito agrario un fungo che verso la fine della stagione primaverile attecchisce sul grano fino a distruggerlo, compromettendo irreparabilmente tutto il raccolto. La divinità era per l’appunto quella preposta a far si che tale disgrazia per le messi non si verificasse, ed era perciò particolarmente temuta, tanto da dover svolgere dei riti e dei sacrifici molto singolari, in un particolare punto fuori l’Urbe. Infatti i fasti, come le fonti, ricordano l’esistenza di un Lucus Robiginis localizzato al V miglio della Via Clodia/Cassia; infatti intorno alla città di Roma, a protezione di questa, vi erano dei veri e propri cerchi sacrali, ovvero delle cinture di santuari campestri e boschi sacri, i luci appunto, collocati al I, al II, e al V miglio delle principali vie che collegavano Roma ai centri limitrofi laziali, delimitando i confini dell’agro romano, e al

Rilievo con scena di sacrificio- I sec d. C. -Musée du Luvre

Rilievo con scena di sacrificio- I sec d. C. -Musée du Luvre

resto d’Italia (vie Appia, Cassia, Tiburtina, Campana, Laurentina ecc..). Tra questi questi vi era appunto il lucus dedicato alla divinità, che consisteva in un altare all’interno di un bosco sacro, presso il quale ogni 25 del mese di aprile si poteva assistere, come accade allo stesso Ovidio, a delle processioni di persone incappucciate con vesti bianche, ovvero i flamines (sacerdoti), che sacrificavano alla crudele Robigus un cane di colore rossastro, affinchè salvasse le messi dalla ruggine (“hinc mala Robigo viridis ne torreat herbas sanguine latenti catuli placatur ed extis”, Columella). La vittima scelta per il sacrificio è molto particolare, come singolare è il tipo di celebrazione e di festa, ma questo sta a significare l’importanza che tale ricorrenza doveva avere nel mondo romano, in particolare nella popolazione che viveva al di fuori della città e che basava il proprio sostentamento sul lavoro della terra.

Frammento dei Fasti che attesta la festa dei Robigalia

Frammento dei Fasti che attesta la festa dei Robigalia

Le festività legate alla natura sono innumerevoli proprio per questo, e i Robigalia si inseriscono all’interno di quello che viene definito “il ciclo delle feste del grano”, tanto da assumere la posizione nel calendario dopo le feste dei Floralia, dedicata alla dea della natura Flora, e dei Cerealia, dedicati a Ceres, dea per eccellenza del grano e della crescita di questo, considerata dunque la dea buona alla quale Robigus poteva invece creare molte difficoltà intaccandone le messi rigogliose.

Ho voluto parlare di queste feste sia perché, essendo poco conosciute e poco studiate, sono state oggetto di un mio lavoro di tesi triennale, sia perché fanno capire l’importanza che in antico avevano molti concetti oggi quasi del tutto trascurati, e anzi direi calpestati: il lavoro, la natura e la volontà di preservare entrambi nell’interesse di tutta la collettività.

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