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“Dies Natalis” – Correva il giorno…24 giugno!

fortuna_or_fortuneTra le festività più importanti del calendario romano, non potevo non parlarvi di quella che si celebrava il 24 giugno. Un giorno davvero importante per Roma, in cui si rendevano gli onori alla dea della Fortuna, Fors Fortuna appunto! A questa divinità vennero dedicati molti templi, ma di questi abbiamo attestazioni dalle fonti letterarie e archeologiche, nonché dai fasti romani, solo per tre, uno situato sulla riva destra del Tevere, a Trastevere, attribuito a Servio Tullio, uno dei primi re di Roma, l’altro situato fuori l’Urbs, a 6 miglia di distanza e il terzo dedicato dall’Imperatore Tiberio nel 16 d. C. Ma  cosa significava fortuna nel mondo romano? La risposta a noi moderni sembrerebbe molto semplice e invece pochi sanno che per i Romani esistevano più tipi di fortuna; ad esempio, con il termine fors si intendeva la sorte, il caso contro cui nulla si poteva fare, e mentre la dea Fortuna doveva essere venerata dalle donne, in quanto divinità femminile, Fors era una divinità maschile, venerata per l’appunto dagli uomini. La finezza della religiosità romana dunque, governata da una forte ratio, non solo distingueva i termini, ma anche il vero senso delle singole festività. Inoltre, questo giorno era dedicato alla fortuna pubblica, quella della plebs, e dunque tale festa doveva essere particolarmente importante non per il singolo, ma per il popolo intero.

Come siamo lontani dai nostri giorni, in cui vale più di ogni altra cosa la propria fortuna a discapito della fortuna del prossimo? Ebbene, il caso è un concetto molto amato dai Greci, che credevano nell’ineluttabilità del destino, a differenza dei Romani, che invece cercavano dietro ad ogni evento spiegazioni realistiche, e nel rifiutare categoricamente l’esistenza di una sorte “che tutto può” tentavano di scacciarla festeggiandola. Per fare ciò scelsero il mese di giugno in quanto mese di chiusura di un ciclo naturale ed il 24 in quanto giorno, secondo i loro calcoli astronomici, del solstizio d’estate “il giorno più lungo di tutto l’anno e la notte più corta in assoluto”. Quale giorno più adatto per attirare la buona sorte?

In un momento in cui si è alla ricerca spasmodica della fortuna privata, purtroppo con i modi e con i mezzi sbagliati, riflettere sul significato di tale parola potrebbe aiutarci a ritrovare l’essenza delle cose, persa tra i nostri affanni, tra le nostre preoccupazioni.

È meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti.

Epicuro, Lettera a Meneceo

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