Articolo

“Dies Natalis” – Correva il giorno…27 gennaio

I Dioscuri al Campidoglio

I Dioscuri al Campidoglio

Cari lettori,
continuando il nostro viaggio alla scoperta della religione romana, oggi vorrei parlarvi di una credenza in realtà non propriamente romana: il culto greco delle divinità di Castore e Polluce. Come dimostra una lamina bronzea recante una dedica ai gemelli divini, tale adorazione ebbe origine dalla magnogreca città di Taranto, nell’odierna Puglia, e giunse nel Lazio a partire dal VI sec. a. C.; grazie ai lacerti dei Fasti romani in nostro possesso, sappiamo inoltre che venivano adorati anche a Roma, presso l’importante aedes Castoris, tempio del Foro Romano, dedicato a loro il 27 gennaio. Ma chi erano questi gemelli divini e perché erano tanto venerati? Conosciuti anche come Dioscuri, secondo la mitologia greca, erano figli di Zeus (da cui deriva l’appellativo Dioscuri appunto) e Leda, moglie del Re di Sparta; nonostante fossero gemelli, si narrava che la madre li avesse concepiti separatamente, essendosi unita, nella stessa notte, prima con Zeus e poi con il marito e che, probabilmente, nei Dioscuri sia avvenuta la fusione di due coppie originariamente distinte (Polluce ed Elena, e Castore e Clitennestra). Inizialmente famosi come guerrieri spartani nel mondo greco, divennero in seguito vere e proprie divinità guerriere e agonistiche, rappresentate nella pittura vascolare del VI sec. a. C. con corone di palma o alloro e quasi sempre a cavallo o vicini a cavalli, e ancora più tardi protettori dei naviganti e protagonisti di importanti cicli mitologici, quali il mito degli Argonauti, la caccia al cinghiale Calidonio e il ratto delle Leucippidi. Tali credenze appaiono rappresentate in stupendi vasi greci, attici ed etruschi, mostrandoci quale fosse la percezione che gli antichi avevano del mito. La loro figura, come abbiamo accennato, è venerata anche nel mondo romano, in particolare in riferimento ad un evento leggendario accaduto nel 499 a. C.: durante la battaglia presso il Lago Regillo, che vide contrapporsi i Latini contro i Romani, all’improvviso apparvero due misteriosi cavalieri che guidarono Roma alla vittoria. Subito dopo aver fatto abbeverare i cavalli alla fonte sacra della ninfa Giuturna, famosa per il potere salutare delle sue acque, annunciarono la vittoria al popolo e scomparvero. Proprio nel luogo dove erano stati visti, nel Foro accanto alla fonte di Giuturna, il dittatore Aulo Postumio Albino fece il voto di erigere un tempio in loro onore, il 27 gennaio del 484 a. C., dove ancora possiamo ammirarne le tre maestose colonne superstiti.

Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali, che superano l’una e l’altro, la nostra immaginazione.

W. W. Goethe

Il tempio dei Dioscuri o tempio dei Càstori nel Foro Romano.

Il tempio dei Dioscuri o tempio dei Càstori nel Foro Romano.

In base agli scavi archeologici è stato possibile, infatti, ricostruirne le fasi cronologiche, tra cui la totale ricostruzione dell’impianto ad opera dell’ Imperatore Tiberio, ad eccezione delle fondamenta, in seguito ad un incendio catastrofico del 14 a. C., come ci raccontano Svetonio, Cassio Dione e Ovidio; altri Imperatori si occuparono di restaurarlo periodicamente, tra i quali Caligola, Domiziano, Traiano e Adriano, in virtù dell’importante uso del tempio come sede dei pesi e delle misure di alcuni negozi di banchieri, e come tribuna presidenziale dei comizi legislativi che avevano luogo nella piazza antistante. Per ripercorrere secoli di storia, mito e leggende basta una rilassante passeggiata nel Foro Romano tra le rovine antiche o, in termini ancora più suggestivi, uno sguardo al cielo alla ricerca della costellazione che dai gemelli divini prende il nome: sia che si guardi in alto, sia che si guardi avanti, la storia non abbandona mai le nostre vite e la nostra quotidianità.

A Parigi, nel momento in cui si decide di andare a Roma, bisognerebbe stabilire di andare al museo un giorno sì e uno no: si abituerebbe l’anima a sentire la bellezza. […] Secondo me Roma è più bella in un giorno di temporale. Il bel sole tranquillo d’una giornata di primavera non le si confà. Il suolo sembra creato apposta per l’architettura. Certamente non c’è qui, come a Napoli, un mare delizioso, la voluttà manca; ma Roma è la città delle tombe, e la felicità a cui si può aspirare è quella cupa delle passioni e non la voluttà della stupenda riviera di Posillipo.

Stendhal

blog comments powered by Disqus