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Otto punti da seguire prima di mettersi a scrivere una sceneggiatura

Iniziamo con una domanda banale, ma che racchiude nella sua semplicità una riflessione molto profonda: può una persona che non ha mai fatto esercizio fisico in vita sua, il cui sport preferito è mangiare schifezze seduta sul divano, correre un’intera maratona cittadina? Certo che può! Si è comprata le scarpe, la maglietta con su scritto “run is my religion” e si è iscritta regolarmente alla maratona, entrando in possesso della pettorina con il numero. La cosa positiva è che, in questi eventi, ci sono le ambulanze e i centri di primo soccorso, perché la persona in questione stramazzerà dopo i primi dieci minuti.

sceneggiaturaCosa c’entra questo con la scrittura? Più o meno il concetto è lo stesso, può una persona che non ha mai scritto, se non i temi di scuola, improvvisarsi romanziere, o peggio sceneggiatore? Eppure gli strumenti li ha: un bel computer, delle mani per digitare sui tasti e una nuova maglietta con su scritto “writing is my religion” (le magliette in inglese sono molto più trendy).

Nel migliore dei casi il soggetto stramazzerà dopo due pagine, nel peggiore avrà i contatti per pubblicare o realizzare il film. Nel caso “giusto” un buon editor o produttore vaglierà la sua proposta e lo inviterà gentilmente a cambiare mestiere.

Attenzione! Non sto dicendo che chiunque si diletti di scrittura creativa di tanto in tanto debba smettere, anzi ben venga. Scrivere, un po’ come tutte le discipline artistiche, è un qualcosa che ci permette di mantenere un certo equilibrio mentale, a volte scrivere di finzione ci aiuta a comprendere meglio la realtà. Scrivere, però, è come andare in palestra. Ci vuole esercizio.

Se si ha intenzione di prendere quest’occupazione seriamente, bisognerebbe scrivere ogni giorno e soprattutto leggere tantissimo (occhio al superlativo, non utilizzato a caso). Chi scrive senza leggere è come una persona che pretende di partecipare alle Olimpiadi perché tanto le ha già viste tutte in tv e quindi sa come si fa.

Sebbene Stephen King dica che da cattivi scrittori non escano comunque buoni scrittori, afferma che da scrittori mediocri, con l’esercizio, si può arrivare a essere buoni scrittori e forse da buoni si può passare a ottimi. Leviamoci dalla testa di essere “geniali”, quelle sono splendide eccezioni e finché non ci sarà un Pulitzer sul nostro tavolo, è meglio volare basso.

Arriviamo al punto. Scrivere racconti e romanzi è una questione di allenamento. Si deve scrivere (e leggere) tanto, tutti i giorni. Ragionare sulla lingua (conoscere bene l’italiano e la sua grammatica potrebbe aiutare), imparare dai propri errori, nonché da quelli degli altri, e non avere paura delle critiche. Mai avere paura delle critiche. Mai avere paura di accettare il cambiamento. La domanda che deve girarvi in testa è sempre: “posso migliorare quello che ho scritto?” , mai invece, dovete usare questa frase: “io l’ho scritto così e così resta”.

Per il romanzo e per i racconti, tuttavia è un po’ più facile, ed è più facile anche trovare un buon editor che vi dica di “no” o che vi aiuti a crescere, sempre che voi glielo permettiate.

Tra i giovani invece, sta dilagando l’arroganza di poter scrivere una sceneggiatura perché “tanto che ci vuole?”. C’è anche chi riesce a pubblicare libri e produrre serie solo perché benedetto dalla fama. Non importa se quello che scrive sia buono o no, i ragazzini lo andranno comunque a vedere perché è “lui/lei”.

Bene non funziona così. Mentre il romanzo segue regole meno ferree. La sceneggiatura ha una struttura ben precisa che va studiata, assimilata e utilizzata. Se si vogliono cambiare le regole, prima bisogna conoscerle.

Ecco quindi qualche piccolo consiglio per chi volesse intraprendere la via dello sceneggiatore:

1)  Scrivete e leggete. Se non vi piace leggere cambiate strada.

2)  Studiate la struttura classica della sceneggiatura. La trovate in un quintale di manuali (che vanno letti allo stesso tempo con attenzione, ma anche con un po’ di distacco, senza farvi incatenare da troppe regole).

3)  La vostra prima sceneggiatura dovrebbe avere una struttura classica. Non potete essere “innovativi” se non avete capito che cosa dovete innovare.

4)  Se volete scrivere una serie per la TV la struttura è diversa da quella di un film. Studiate quindi la struttura della serie TV. Ovviamente più serie guardate e più capirete come muovervi, ma non basta dire “ho guardato moltissime serie e quindi so cosa scrivere”… se pensate che basti, allora iscrivetevi anche alle Olimpiadi o andate a giocare in serie A.

5)  Se possibile non scrivete da soli. Scrivere in coppia (o in più persone) è più divertente e anche meno pericoloso. Prima di tutto porta la freschezza punti di vista diversi, di numerose storie da cui attingere, poi vi impedisce di compiere errori. Due teste sono più attente di una.

6)  Meeting finale. Chiamate un team di persone che abbiano affinità con la scrittura e leggete la sceneggiatura finita tutta d’un fiato, poi lasciate che vi sparino addosso tutti i commenti, mai (e sottolineo MAI) prendendo la cosa sul personale. Non è facile perché in tutto quello che scriviamo c’è del nostro “personale” ed è giusto che sia così, tuttavia ricordate che quello che vi deve frullare per la testa è: “con questo consiglio la storia migliora?”.

7)  Se avete la fortuna di vendere la vostra sceneggiatura, preparatevi psicologicamente al fatto che una volta incassato il vostro assegno è finita. Non è più vostra, non avete nessuna autorità per andare dal regista è dire “no, non fare così”. Guai a voi, poi, se nella sceneggiatura ci sono appunti di regia! Il regista fa il regista, lo sceneggiatore fa lo sceneggiatore. È vero che spesso questi due ruoli combaciano, ma non è sempre così. Questo vuol dire che possono rovinare quello che avete scritto? Assolutamente sì…oppure possono migliorarlo, chissà.

Non saranno un granché come suggerimenti. Sono solo 7 punti, che forse appaiono anche scontati. Tuttavia mi rendo conto che molti giovani credendosi i nuovi J.J. Abrams (del resto hanno visto tutto “Lost”), senza un minimo di formazione e senza avere l’umiltà di mettersi a studiare, o di affidarsi a chi ha studiato, pretendono di essere trattati come geniali sceneggiatori perché “del resto che ci vuole?”, chiudendosi a riccio quando qualcuno suggerisce loro qualcosa.

L’ultimo punto, l’ottavo e il più importante che vorrei lasciarvi è proprio: umiltà.

 bertola 2

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