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“Vedere – uno sguardo infinito”: Luigi Ghirri e Fotografia Europea 2014

Fino al 15 giugno Reggio Emilia ospiterà la nona edizione di Fotografia Europea, manifestazione dedicata alla fotografia contemporanea promossa dal Comune di Reggio Emilia. Titolo delle mostre di quest’anno è “Vedere – Uno sguardo infinito”, un tema che denota la volontà di suggerire al fruitore una riflessione sull’osservare.

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Variegato e ricco il programma presentato, grazie al quale il tema delle immagini è affrontato attraverso molteplici focus tematici: dall’elemento surrealista nella fotografia con la retrospettiva su Sarah Moon e con la mostra Illusionismo surreale, alla partecipazione di Magnum Photos con 100 scatti di Herbert List e la mostra No Place Like Home sul tema dell’abitare.

Completano il quadro espositivo numerosi altri spunti tra i quali l’interessante ritratto di Annarella, cantante e icona identitaria del celebre gruppo emiliano CCCP dall’animo punk filosovietico, e la personale di Enrich Lessing, occhi sensibili rivolti alla ricostruzione europea post bellica.

Protagonista e ispiratore dell’argomento guida di questa edizione è Luigi Ghirri. Con una selezione di oltre 300 immagini suddivise in tre temi, Icone, Paesaggi e Architettura, i curatori Francesca Fabiani, Laura Gasparini e Giuliano Sergio permettono al visitatore di scoprire la ricerca visiva del fotografo reggiano e l’influenza che ebbe nel panorama culturale negli anni ’70 e ’80 del novecento.

Nel suggestivo contesto dei Chiostri di San Pietro e grazie al contributo di due degli archivi più importanti di Ghirri, Biblioteca Panizzi e vintage prints, Pensare Per Immagini racconta la ricerca di un linguaggio volutamente vicino a quello amatoriale e di uno sguardo volto alla scoperta del mondo. Decifrare, interpretare e tradurre: questo il compito del fotografo nei confronti dei luoghi, delle storie e dei personaggi con cui entra in contatto.

Nel rifiuto di una fotografia tesa all’estetica, rinunciò a ricercatezze tecniche, riducendo le inquadrature a pochi segni con i quali esplorò quei “soggetti che appartengono al nostro campo visivo abituale, immagini di cui ci siamo abituati a fruire passivamente” (Paesaggi di cartone, 1973).Vetrine e pubblicità, cartoline e stampe, icone della memoria collettiva e paesaggi ai margini, questi i frammenti usati dal fotografo per indagare il processo del vedere, ovvero del conoscere. Scorci di vita privi ormai di qualsiasi identità dopo l’omologante globalizzazione che possono essere riscoperti con un “quotidiano stupore adolescenziale” (Paesaggio Italiano, 1989). Ghirri educa di nuovo all’atto di guardare, incoraggiando l’osservatore alla ricerca di una visione più autentica. Lo strumento fotografico per l’artista non serve però per il disvelamento finale, ma per continuare a porsi domande.

La fotografia rappresenta sempre meno un processo conoscitivo che offre delle risposte, ma rimane un linguaggio per porre delle domande sul mondo. Ho percorso esattamente questo itinerario, relazionandomi con il mondo esterno, con la convinzione di non trovare mai una soluzione alle domande, ma con l’intenzione di continuare a porne. Perché questa mi sembra già una forma di risposta“. (Lezioni di fotografia, 1989)

Il tema del rapporto con la società dell’immagine e il binomio visione/percezione emergono chiaramente dai suoi lavori, costituiti per lo più di stampe di piccole dimensioni e raccolte spesso in serie. Seppur la sua opera fu circoscritta in un’area geografica e temporale assai limitata, costante fu il dialogo culturale con artisti concettuali, architetti e musicisti del tempo. Colse l’intimità dei loro spazi di creazione, con semplicità e leggerezza, come negli scatti per l’atelier di Giorgio Morandi o per lo studio di Aldo Rossi.

Ripercorrendo il cammino dell’artista verso la riscoperta dell’osservare, la mostra incoraggia le nuove generazioni, mai quanto oggi sopraffatte dall’abbondanza di stimoli visivi, a sguardi meno affrettati, più consapevoli e un po’ avventurosi.

La fotografia mostra sempre quello che noi crediamo già di sapere“. (Kodachrome, 1979)

 

Sito: http://www.fotografiaeuropea.it/

Info e mappa mostre: http://www.fotografiaeuropea.it/fe2014/info/

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