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L’arte di Frida Kahlo

“Pies para que los quiero, si tengo alas pa’ volar”
“Piedi perché li voglio, se ho ali per volare”

locandinaLa citazione è tratta dal diario di una delle artiste più intriganti del Novecento alla quale le Scuderie del Quirinale dedicano, a partire dal 20 Marzo e fino al 31 di agosto, un’ampia retrospettiva a cura di Helga Prignitz- Poda.
Lei è Frida Kahlo, artista controversa e ormai largamente conosciuta, una donna fuori dal comune che ha attraversato la sua intera esistenza con tenacia nonostante le avversità incontrate, le quali saranno, suo malgrado, materia della sua arte.
Frida è, infatti, appena adolescente quando le viene diagnosticata una malformazione congenita alla spina dorsale mentre ha poco più di 17 anni quando, in viaggio su un autobus, un’asta metallica la trafigge attraversandole il corpo.
Dopo numerosi interventi è costretta a trascorrere un lungo periodo di convalescenza, completamente immobile, a letto; ed è proprio durante quei mesi che la giovanissima Frida scopre il suo talento artistico.

Una passione, quella per l’arte, trasmessale dal padre fotografo e coltivata in quel periodo anche grazie l’ausilio di uno specchio affisso sul soffitto, che le permise di disegnare e dipingere l’unico soggetto a disposizione: sé stessa.
L’arte di Frida nasce così con l’autoritratto e ne rimane indissolubilmente legata, sebbene al fine della raggiunta della sua maturità artistica sia stato fondamentale l’incontro con il maestro Diego Rivera. Un incontro che lei stessa definirà, dopo l’incidente, la seconda disgrazia che le potesse capitare, forse la più grave.
Un rapporto maestro-allieva diventato negli anni un legame difficile da gestire, fitto di tradimenti tra i quali il più grave quello con Cristina, sorella di Frida al quale seguì la prima vera separazione tra i due. Il divorzio è rappresentato in Le due Frida, dipinto però assente in questa grande mostra dedicata all’artista messicana.

Il tormentato rapporto con il suo corpo e l’amore per Diego, questi i nuclei centrali di un’arte ossessiva dove Frida colloca, oltre sé stessa e la sua perenne sofferenza fisica, il suo amato, narrando così i sentimenti contrastanti verso un uomo che fu fonte di grandi dispiaceri. La storia personale inevitabilmente s’intreccia con la sua vena artistica fortemente contaminata dal folklore e dal simbolismo della cultura messicana. Frida, pioniera del realismo magico, si pone fuori da ogni schema e accademismo conducendoci tramite la sua fantasia in un mondo quasi onirico dove i suoi tormenti si legano non solo all’arte popolare messicana ma anche alla cultura precolombiana. Sceglie quindi di rappresentarsi con abiti di campagna, costumi indio, cactus, piante da giungle, cani, cervi, pappagalli e scimmie.

Prende vita una forma di arte popolare inconsueta; lei stessa si sentiva così legata alla sua radici messicane da dire di essere nata nel 1910, stesso anno della rivoluzione messicana. Si concepiva, dunque, come figlia di quel popolo libero, pasionaria e fervente comunista, fu una donna dallo spirito indipendente, libero, coraggioso, volitivo uno spirito imprigionato, tuttavia, in un corpo troppo fragile, tanto da impedirle di divenire madre costringendola a subire tre aborti, trasfigurati in una serie di disegni.

Presente nel percorso della mostra anche il famoso corsetto che fu obbligata a portare negli ultimi anni della sua malattia, e che l’artista decorò con una serie di simboli, e infine una bellissima serie di scatti realizzati da Nickolas Muray; tra questi c’è una foto, unica immagine, che ritrae una Frida sorridente.

Frida Kahlo, Autoritratto con abito di velluto, 1929

Frida Kahlo, Autoritratto con vestito di velluto, 1929

Tra gli autoritratti presenti nel percorso artistico, allestito presso le Scuderie del Quirinale, ce ne sono tre che scandiscono per grandi linee il significato profondo dell’arte di Frida, un’arte che, come lei stessa ammise, portava con sé un messaggio di dolore: Autoritratto con vestito di velluto, Autoritratto con collane di spine e colibrì e Autoritratto con Diego sul petto e Maria tra i pensieri. Nel primo dipinto, risalente al 1926, l’artista di soli 19 anni si rifà all’estetica del Parmigianino e di Modigliani; nel secondo, dipinto nel 1940 e per la prima volta esposto in Italia, lo sguardo di Frida vibra di emozioni racchiudendo tutta la sua solitudine e sofferenza: questa è l’opera più “dolorosa”.

Frida Kahlo, Autoritratto con collane di spine e colibrì, 1940

Frida Kahlo, Autoritratto con collane di spine e colibrì, 1940

I suoi occhi sono specchio di dolore: quegli occhi nerissimi, cupi, mesti ci appaiono negli ultimi dipinti svuotati di vitalità come accade in Autoritratto con Diego sul petto e Maria tra i pensieri,1953-1954; la tela sembra quasi essere sfatta, i contorni sono sbiaditi, Frida è assente e si rappresenta insieme a Maria Feliz, amante di Diego, ponendola lì sulla fronte, luogo deputato in altri dipinti al suo amato, che ha ora preso posto sul suo petto.

Autoritratto con l’immagine di Diego sul petto e Maria tra le sopracciglia

Autoritratto con l’immagine di Diego sul petto e Maria tra le sopracciglia

Diego si rivela una presenza dolorosa ma essenziale mentre Frida è ormai pronta per un altro viaggio, l’ultimo. Descritto nelle parole del suo diario:

«Espero alegre la salida, y espero no volver jamás / Aspetto felice la partenza, e spero di non tornare mai più».

Informazioni:
http://www.scuderiequirinale.it/categorie/mostra-frida-kahlo

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