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La fotografia di Steve McCurry in Italia

È sempre difficile iniziare a parlare, a scrivere, di qualcosa di per cui non si possiedono totalmente le parole, di un tema non studiato, di un territorio non troppo vissuto; di un ambito che affascina, ma di cui non si conosce tutta la tecnica che vi è sicuramente dietro. È difficile, a volte, esprimere precisamente ciò che si è provato davanti un evento che ha coinvolto ed emozionato. Nonostante siamo sommersi di immagini, colori, disegni e composizioni più o meno artistiche (tra cui non rientrano naturalmente i “selfie” di tutti i giorni), solo una minoranza ben preparata saprebbe parlare dell’arte della fotografia. Ma vale la pena, almeno in questo frangente, provare a descrivere quanto visto, osservato, apprezzato.

Si vuole parlare, infatti, del talento fotografico di Steve McCurry. Per chi non lo conoscesse, è un fotografo americano tra i più apprezzati e riconosciuti, vera e propria icona degli ultimi vent’anni (http://stevemccurry.com/). Famosi sono i suoi ritratti, specie di abitanti delle zone meno esplorate dall’uomo occidentale: medio Oriente, profonda Asia (in  particolare India), America Latina. Più famoso ancora di molte altri è il ritratto della Ragazza afgana.

Steve McCurry – Sharbat Gula, ragazza afgana al campo profughi di Nasir Bagh vicino a Peshawar – Pakistan, 1984

Steve McCurry – Sharbat Gula, ragazza afgana al campo profughi di Nasir Bagh vicino a Peshawar – Pakistan, 1984

Si potrebbe parlare di lui come di un fotoreporter, un fotogiornalista che vuole raccontare storie tramite visi con lucide espressioni e che immortala attimi di vita quotidiana delle diverse realtà sociali che ha scelto di visitare e di scoprire. Riuscendo nell’intento, costantemente e con grande immediatezza.
Alcune opere di McCurry sono esposte oggi nella mostra curata dalla National Geographic per i 125 anni di attività della rivista (si veda http://pauranka.it/cultura/la-grande-avventura-125-anni-di-national-geographic/, n.d.r.), a Roma nel palazzo delle Esposizioni, in via Nazionale. Immagini cosmopolite, naturalistiche. Immagini che risultano stranianti nell’universo urbano in cui sono poste, nel tipico traffico italiano.

image_galleryMa ancora più d’impatto è la mostra situata a Perugia: Sensational Umbria (http://www.sensationalumbria.eu/). Divisa tra l’ex ospedale Fatebenefratelli e il palazzo Della Penna, sono qui esposte cento immagini di McCurry per un progetto volto a dare un prezioso contributo al territorio italiano. Fino al 5 ottobre sarà possibile infatti rendersi conto della capacità visiva del fotografo nel catturare istanti della vita tradizionale umbra. Orvieto, Castelluccio di Norcia, Gubbio, Spoleto, Spello, Foligno, la stessa Perugia. Nelle loro antiche architetture, di vicoli e statue, nei luoghi dove l’occhio abituato, talvolta stanco, ormai non si sorprende più. Così ha immortalato le vesti folcloristiche, il palio di quartiere, il mercato di spezie o le feste medievali: veri momenti di riconoscimento della propria identità per noi Italiani. Sono questi gli istanti raccolti da McCurry, sono questi i momenti in cui ci si ricorda della bellezza del nostro Paese.
Il verde della vegetazione che incontra il marrone dei mattoni, delle pietre con cui sono stati innalzati campanili, non lascia scampo alla crescente e logica urbanizzazione dei secoli moderni: è questa l’Umbria. Ogni angolo potrebbe essere quello buono per essere ricordato. Si respira un’aria contagiosa (e una cucina tanto più ammaliante, tra salumi e formaggi tipici).

Continuando invece il viaggio più a nord, precisamente fino a Torino, il fotografo presta il suo occhio ad un’iniziativa voluta da un personaggio caro a tutti i tifosi nazionali (e non solo juventini): Alessandro Del Piero. Power of 10 è il nome della mostra ed è stata inaugurata il 16 maggio nello spazio espositivo AdpLog (http://www.adplog.com/power-of-10.htm). L’intento stavolta è raccontare il calcio fin dai suoi primi momenti di vita, i primi calci, con i quali un bambino si lascia trasportare dalla passione che vi è dietro, dal sudore che ripaga sforzi e sacrifici.

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Insomma, tutto ciò che osserva e ferma l’obbiettivo della macchina fotografica di Steve McCurry sembra poi vivere di luce propria ed esser apprezzato e riconosciuto come stralcio di vita vissuta. Guardare, osservare, riflettere sulle possibili sfumature delle sue foto è come conoscere quei personaggi, quei luoghi. Come ricordarli senza esserci davvero stati neanche un minuto. Come leggere un romanzo, impreziosito di dettagli e personaggi in cui immedesimarsi. Come padroneggiare tutte le parole di una lingua comune.

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