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DiegoKoi: l’arte che non ti aspetti

Iperrealismo s. m. [comp. di iper– e realismo].

1. Movimento pittorico, sviluppatosi soprattutto negli Stati Uniti d’America intorno al 1970, caratterizzato dalla resa veristica dovuta non solo all’impiego di mezzi fotografici o meccanici, ma anche, e soprattutto, all’abilità esecutiva dell’artista nella raffigurazione delle immagini reali (corpi e particolari fisici, macchine e altri prodotti della civiltà dei consumi).

2. Poco com. con sign. più generico, eccessivo realismo, realismo estremo (per es., nella descrizione o nella rappresentazione di una scena, come carattere di un film, ecc.).

Così recita la definizione del termine sul vocabolario on-line Treccani.it e sinceramente (pur avendo già sentito questo vocabolo), non mi sarebbe venuto granché in mente di approfondirlo se una sera, in preda ai miei “raptus di curiosità estrema”, non mi fossi imbattuta in queste due immagini sul web:

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Entrambe sono immagini intense: più rilassante la prima, più cruenta la seconda, con una bellezza particolare di fondo, che rapisce all’istante. Cosa hanno di insolito e perché mi limito a definirle in modo riduttivo immagini? Perché non sono fotografie! Mi sembra quasi di poter vedere i vostri volti stupefatti e meravigliati! Mi è persino facile rivedere il mio di volto, quando mi son resa conto che  Sensazioni (la prima opera) e Non c’è buio senza luce (seconda opera) in realtà, sono state realizzate interamente a matita!

Stentate a crederci, no? Eppure è così! Sbigottita ho iniziato a vagare per casa ripetendo “non è possibile, non è possibile”, mi sono tornate in mente addirittura le meravigliose lezioni universitarie di Storia della Fotografia, dove la professoressa -tra la memorizzazione di un sale sensibile, un supporto e un legante ed oltre al passare in rassegna fotografi illustri – ci dava anche qualche dritta su come riconoscere una “fotografia ritoccata” in quel periodo di bianco e nero in cui photoshop ancora non esisteva.

Ho ingrandito le immagini, seguendone i lineamenti sin nei particolari e ne ho scovato dei tratti più marcati di altri, dei contorni più definiti e netti ed ho subito pensato “vedi, sto per scoprire il trucco…c’è sempre un trucco”. Ma ancora una volta ho dovuto ricredermi:

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Il ragazzo all’opera è DiegoKoi, nome d’arte di Diego Fazio, classe ’89 originario di Lamezia Terme.

Come si può leggere dalle sue note biografiche, non soltanto si affaccia al mondo dell’arte da autodidatta, ma espone le sue creazioni in tutto il mondo. Scorrendo con occhi sempre più desiderosi di ammirare tutte le sue creature, è facile cogliere quella definizione dell’iperrealismo che  questa volta estrapoliamo dall‘Enciclopedia on-line della Treccani.it:

l’iperrealismo offre un’immagine della realtà estremamente fedele fino nei particolari più minuti attraverso una perfezione tecnica spesso paragonabile alla qualità fotografica, ma aggressiva, per es. nell’alterazione delle proporzioni.

E se per il periodo artistico dellimpressionismo vigeva la regola de “per godersi bene l’opera bisogna individuare la giusta distanza”, individuiamo le opere di questo giovane artista calabrese diminuendo la distanza fra noi e lui e “rifacciamoci gli occhi”, che, per fortuna, ancora siamo in grado di stupirci, meravigliarci e lasciarci trasportare dall’incredibile.

 

http://www.diegokoi.it/index.html

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