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Memorie dal sottosuolo…sigillate per sempre!

Cari lettori,

ritorno questa volta a trattare le tematiche che mi stanno più  a cuore, ovvero quelle di carattere archeologico image. Oggi vorrei portarvi alla scoperta di un angolo del centro storico di Roma, l’area gravitante attorno alla moderna via delle Botteghe Oscure, posta tra Piazza Venezia e Piazza Largo Argentina. Questa zona costituisce un punto nevralgico della storia urbanistica della città e venne indagata per la prima volta da G. Gatti agli inizi degli anni ’60, in quanto la tradizione di studi collocava qui l’antico Circo Flaminio. In seguito, i primi e significativi scavi sistematici vennero eseguiti a partire dal 1981 da un gruppo di archeologi che portarono alla luce per la prima volta i resti della Crypta Balbi, con la successiva musealizzazione di parte dei resti strutturali e dei ritrovamenti archeologici risalenti agli anni ’90. L’importanza di tale porzione dell’Urbe deriva innanzitutto dalla sua strategica posizione in antico, in quanto posta all’interno del Campo Marzio, ma anche nella viabilità moderna, poiché in prossimità delle moderne Piazza Venezia e Largo Argentina. A sud di questa zona si ergevano le facciate posteriori dei templi prospicienti il lato nord-orientale del Circo Flaminio, ovvero il santuario di Iuppiter Stator e Iuno Regina (dotati a partire del 147 a. C. del grande portico di Metello), il santuario di Hercules Musarum e quello di Nettuno. In età repubblicana l’area assumerà anche una funzione di distribuzione del grano, mentre in età imperiale, a partire dall’età augustea, avverrà la vera e propria monumentalizzazione dell’area. Con l’arrivo al potere dell’Imperatore Augusto, assieme ad uno dei suoi più validi collaboratori, Agrippa, si assiste ad un totale rinnovamento della città: nel 17 a. C. cominciarono i lavori di realizzazione di un teatro ad opera di L. Cornelio Balbo (per l’appunto il teatro di Balbo) in seguito alla sua vittoria su una popolazione libica, che terminarono 4 anni dopo, ancora in uso nel IV sec. d. C., per poi diventare fortilizio. A partire dall’VIII sec. d. C. sorgeranno i primi monasteri che perdureranno per tutta l’età medievale. In seguito, i resti della struttura vennero progressivamente inglobati e smantellati (a partire circa dal 1400) per l’erezione di diversi palazzi della famiglia Mattei.

Se solo per un momento provate a pensare di tornare indietro nel tempo, ad esempio in età imperiale avreste avuto l’imbarazzo della scelta tra l’ assistere a spettacoli teatrali e fare qualche passeggiata per le tabernae di ori preziosi, accompagnati dal tintinnio della lavorazione dei metalli! Questa vocazione artigianale è rimasta tutt’ora, come si capisce facilmente dai moderni nomi delle vie, V. dei Funari, V. dei Falegnami e la stessa V. delle botteghe Oscure, ed in particolare la tradizione della lavorazione di metalli rimane nel Medioevo con i calderai insediati: un esempio è la moderna chiesa di S. Carlo ai Catinari. Ma non solo, rimane tutt’ora la presenza in questa zona di teatri storici e rinomati, quali quello di Largo Argentina, a pochi metri dalla moderna V. delle botteghe Oscure e il Teatro dei Satiri, ma anche quello in prossimità di corso Vittorio, in corrispondenza dell’area dove in antico sorgeva l’antico teatro di Pompeo e dove tutt’ora è visibile il Teatro di Marcello.

Cosa resta oggi delle antiche vestigia che in breve vi ho descritto? Come già accennato, un museo ne testimoniaimage la straordinaria importanza archeologica esponendone i ritrovamenti, ma né il museo né la storia di questo angolo di centro storico è valsa ad impedirne lo stravolgimento radicale ed irreversibile: da due mesi a questa parte l’Amministrazione Comunale, con il lascia passare della Sovraintendenza archeologica, ha messo a punto un nuovo piano dei trasporti per cui la linea del tram 8 sarà prolungata da Largo Argentina a Piazza Venezia proprio lungo Via delle Botteghe Oscure (esattamente dove c’è il Museo), che le congiunge nella viabilità moderna per poche centinaia di metri. Questo comporta dei danni di evidente rilevanza ad un pezzo del patrimonio storico-archeologico di Roma, in quanto le rotaie tramviarie andranno ad istallarsi esattamente sopra i resti archeologici, ma non solo, le vibrazioni generate dal passaggio del tram provocheranno a lungo andare delle crepe sui palazzi cinquecenteschi e settecenteschi che si affacciano sulla via. Le proteste dei cittadini non sono servite a bloccare i lavori, che proseguono nella totale disapprovazione  di tutta la comunità di negozianti e abitanti dell’area. E pensare che nell’antica Roma l’accesso tramite il carro non era concesso a nessuno, ad eccezione degli ordini sacerdotali più importanti, e nemmeno agli Imperatori reduci da battaglie vittoriose!

Oggi si preferisce fare scelte che vadano all’insegna del così detto progresso e della tecnologia, all’insegna della velocità, della logica degli affari, in un mondo che ben si riflette ancora nelle tele dei Futuristi che inneggiavano al ricorrere alla macchina, e interpretavano la tecnologia che sovrasta l’uomo.

“Studia il passato se vuoi prevedere il futuro”. Confucio

Ma di cosa è fatto l’uomo e qual è la sua funzione nel mondo poco importa, perché si ritiene ormai che il passato sia qualcosa di molto lontano, qualcosa che valga la pena seppellire per sempre perché inutile e dannoso al progresso.

Ma il passato è parte integrante di ciò che ognuno di noi rappresenta nel mondo, e come tale va rispettato, onorato e curato come una pianta, dalle radici fino allo sbocciare dei fiori.

“Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Indro Montanelli

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