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Le terme degli antichi romani

image“Sono troppo stressato, ci vorrebbe una vacanza magari in una bella SPA o alle terme”. Quante volte abbiamo sentito una frase del genere? Almeno un milione di volte e la risposta a volte è: “certo, me lo potessi permettere!” Fin dai tempi antichi infatti andare alle terme era un lusso che pochi si potevano concedere. Il termine therma deriva dal greco e significa caldo, messo in relazione con balneum, ovvero il luogo dove si fa il bagno. I due termini, spesso confusi, indicano, il primo un ambiente pubblico, il secondo uno privato o legato solo ad un certo gruppo di persone (per esempio quello di Hera Lacinia, Capo Colonna, in provincia di Crotone, adibito per i sacerdoti). In generale una terma aveva delle caratteristiche architettoniche ben precise: un apodytherion, ovvero uno spogliatoio, provvisto di panche, nicchie per poter conservare gli oggetti personali (i nostri armadietti), un frigidarium, ambiente provvisto di vasca con acqua fredda, un tepidarium, leggermente riscaldato, e un calidarium, dove si effettuavano i bagni in acqua calda. Questo è il percorso che effettuava un romano che si recava alle terme, consigliato in primis dai trattati di medicina contemporanei. Ulteriori stanze erano il laconicum o sudationes, dove vi era una sauna, un unctiorum dove si effettuavano i  massaggi e le unzioni appunto, una palestra, un heliocaminus, nel quale tramite grandi finestre ci si abbronzava, e una natatio o piscina. Ma quale era il modo per creare il

imageriscaldamento? Gli ingegnosi romani inventarono il sistema dell’ipocausto, una stanza sottostante,  provvista di un forno, praefurnium, continuamente attizzato da un servo e che raggiungeva elevate temperature, permettendo il riscaldamento del pavimento, attraverso dei pilastrini di mattoni, detti suspensurae (50-60 cm.), e delle pareti formate da tubuli di terracotta disposti in verticale, che proseguivano fino al tetto. La stanza era così interamente riscaldata. La decorazione, a dir poco sfarzosa, era composta da mosaici (colorati o in bianco e nero), in genere con tema marino, figure geometriche, svastiche, in alternativa a marmi pregiati che ricoprivano interamente il tutto. Dalle terme rimaste non solo si può risalire all’architettura, ma anche alle abitudini dei romani. Innanzitutto i bagni misti erano proibiti, vi erano quelli femminili e quelli maschili, o se non erano divisi, ci si recava a orari diversi: la mattina le donne, il pomeriggio gli uomini. Un medico importante dell’epoca, Celso, nei suoi trattati di medicina, rivela lo scopo curativo del bagno di sudore, per la disintossicazione imagedell’organismo mediante diaforesi e per le affezioni di intestino e fegato, ma anche le sue controindicazioni in caso di tisi, emottisi, tremore dei nervi, ferite, cancrene ecc.  Si consigliava di non mangiare troppo prima di andare alle terme, e soprattutto di non bere vino, durante il lavaggio, in quanto spesso capitava che l’arsura venisse appagata tramite questa bevanda, piuttosto che con abbondante acqua. Anche i bagni freddi erano considerati curativi dal medico Antonio  Musa, che era divenuto celebre per la guarigione di Augusto da un’epatite. Anche Orazio fu paziente dello stesso e, seguendo i suoi consigli, si recò spesso a Velia, dove c’erano acque a basse temperature.  Secondo Celso, i bagni freddi facevano bene alla testa e al corpo e, alternandoli a quelli caldi, addirittura giovavano alle cefalee persistenti, forse di origine nervosa.

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