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2003-2013: l’evoluzione del degrado degli scavi di Pompei

«Non posso darvi una descrizione più precisa della forma della nube sul Vesuvio, se non paragonarla a quella di un albero di pino; infatti si elevava a grande altezza come un enorme tronco, dalla cui cima si disperdevano formazioni simili a rami. Sembrava in alcuni punti più chiara ed in altri più scura, a seconda di quanto fosse impregnata di terra e cenere. »
Plinio il Giovane

cave canemLa prima volta che visitai gli scavi di Pompei fu nel 2003, durante una gita d’istruzione di quarta ginnasio svoltasi tra Napoli e Roma. Ritorno ad immergermi nel mondo degli antichi romani dieci anni dopo e, nonostante le emozioni che il luogo suscita siano sempre indescrivibili, mi sembra di notare più degrado rispetto a dieci anni fa.

È martedì 24 settembre e a Pompei splende un sole caldo e lucente. Al parcheggio degli scavi ci sono solo un paio di posti liberi, la fila chilometrica. Dopo una ventina di minuti mi trovo dentro le mura dell’antica città: i visitatori sono tutti stranieri, eccetto la mia famiglia e pochi altri italiani. Inizio il tour dall’entrata di Porta Marina e dopo aver visitato il Foro e tutti gli edifici circostanti mi dirigo verso Via dell’Abbondanza. Bellissima come dieci anni fa: le botteghe, i lupanari, le terme, le fontane, le scritte elettorali sui muri, le case con pavimenti musivi e affreschi eccezionali.

Poi il Teatro Grande, le Terme, l’Anfiteatro, la Palestra e di nuovo indietro verso Via dell’Abbondanza per poi tornare verso il Foro e giungere presso le case e le ville più belle.

Dopo sei ore e mezza di visita penso solo a due aggettivi in netto contrasto: bellezza e degrado.

 

Associo al 2003 principalmente la prima, al 2013, ahimè, la seconda. Vediamo qualche esempio concreto:

 

-I pannelli di plastica “trasparente” posti davanti a graffiti, a marmi e a quant’altro di prezioso, sono talmente rovinati e opachi da impedire la lettura o la visione di quello che c’è sotto.

-La sorveglianza è praticamente inesistente all’interno del sito.

-Numerose case/ville sono impossibili da visitare perché completamente chiuse (e non per restauro).

-Botteghe, tabernae o case che contengono pitture murarie uniche, nelle quali è arduo entrare a causa del fortissimo odore di urina di cane (nel parco archeologico vivono tantissimi cani randagi).

-Segnaletica e brevi pannelli esplicativi quasi assenti o comunque davvero poco visibili: trovare la casa del poeta tragico, ad esempio, è stata un’impresa ardua! A proposito di questa, come molti di voi sapranno contiene il mosaico più famoso al mondo: il “cave canem“, che come potrete vedere dalla foto, ho dovuto immortalare dietro le sbarre perché cancello e catenaccio ne impediscono l’entrata. Lavori in corso? La questione non è molto chiara.

-Concludo con la famosissima Villa dei Misteri. Irriconoscibile! Si può visitare un decimo della stessa e quando si giunge presso la stanza dei misteri, che dà il nome alla Villa, quella con il noto ciclo di affreschi, si nota l’ennesimo stadio di degrado: transenne, buio, odore forte di urina. Bisogna osservare quelle meraviglie da lontano, ma in realtà i più coraggiosi potranno benissimo scavalcare le transenne, visto che non c’è alcun sorvegliante!

Mi pare a dir poco vergognoso che si tratti così un patrimonio storico-archeologico unico al mondo. Fondi e giro di soldi creato dal turismo culturale devono essere ben amministrati, ben investiti e non sperperati o usati per altre finalità. I Beni Culturali non sono solo dei limoni da spremere per avere quanti più incassi possibili. Se vogliamo evitare di rimpiangere di non avere più siti come Pompei (si vedano tutti i crolli – Imprevedibili? Casuali? -) ricordiamoci che prima di ricavarne un profitto esagerato, essi devono essere tutelati, sottoposti ad una manutenzione ordinaria, preservati al meglio per chi ci sarà dopo di noi.

 

La lava dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha perfettamente conservato un’intera città dell’antica Roma per noi e, nonostante allora fu una tragedia, mi piace pensare che questo sia un dono inestimabile per noi posteri.

 

Non distruggiamolo!

 

 

 

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