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XXY, ovvero come orientarsi in un universo rainbow (prima parte)

 

VorlageQuando si pensa al mondo gay la mente attraversa immagini piene di luci e colori. È, in effetti, un mondo multiforme, caratterizzato da numerose sfumature e rappresentato da anime diverse. Dalla sua nascita, il movimento omosessuale ha combattuto contro il pregiudizio ed è voluto sfuggire da definizioni culturalmente imposte. Oggi proviamo a fare ordine tra sigle, acronimi e falsi miti.

Il termine “omosessuale” è di invenzione relativamente recente: fu coniato nel 1869 da uno scrittore ungherese, Karl-Maria Kertbeny, in occasione di una lettera che egli scrisse al ministro Adolf Leonhardt, presidente di una commissione che si era costituita dopo la nascita nel 1866 della Confederazione della Germania Settentrionale ad opera della Prussia, col fine di unificare i codici civile e penali dei vari stati membri. L’interesse di Kertbeny si era soffermato su un articolo del codice prussiano che puniva tutti gli atti contro natura e nella lettera scrisse a chiare parole che lo stato non aveva diritto di intromettersi nei comportamenti individuali della persona, compresi quelli sessuali, anche se omosessuali. Il termine fa riferimento alla radice greca omoios, stesso, e al latino sexus, sesso. Il tentativo di Kertbeny fu quello di utilizzare una terminologia neutra che contrastasse le forti discriminazioni dei termini usati fino a quel momento, come pederastia e sodomia. Tuttavia nel corso degli anni il termine, entrato nell’uso comune contrapposto alla condizione di eterosessualità, finì per rivelarsi ugualmente discriminatorio. E così dagli anni ’60, con la nascita negli Stati Uniti del Movimento di Liberazione Omosessuale, ci si appropriò del termine “gay” che nell’uso corrente indicava un certo grado di stravaganza e che stava anche per Good As You, rivendicando quindi l’uguaglianza. Contemporaneamente le donne gay si identificarono come lesbiche.

450_lgbtL’acronimo LGBT è stato il primo creato per raccontare l’universo arcobaleno in modo politicamente corretto. Con rispetto per l’ambito femminile, per primo menzionato, la sigla sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali e viene comunemente utilizzata anche nella politica e nella società. Non si tratta di un termine fisso; piuttosto tende a raccogliere le varie possibilità che compongono l’universo gay. Ad esempio è stato aggiornato in LGBTQI, aggiungendo i termini “Queer” e “Intersex”. Queer in inglese traduce “bizzarro” ed era usato in senso dispregiativo. È stato recuperato per opporsi alla concezione schematica della omo-, bi- ed eterosessualità e serve a rappresentare tutti coloro che non si sentono di appartenere ad una determinata categoria. Lo scopo risiede nel rifiuto di cadere in un qualsiasi tipo di stereotipo mentre l’individuo avverte il proprio essere come unico, difforme da uno schema e descrivibile solo in quanto sé stesso. In questo modo il “queer” oggi viene usato negli studi di genere proprio per indicare tutti quegli aspetti culturali che contrastano l’eteronormatività, cioè la normalizzazione dell’eterosessualità come unica espressione delle relazioni sessuali. Con intersex (o intersessuale) si indica la condizione genetica di un individuo che nasce con cromosomi sessuali, apparati genitali e/o caratteri sessuali secondari che non permettono di definire il sesso come esclusivamente maschile o femminile. Spesso si confonde con l’ermafroditismo, che in realtà è solo una delle possibili manifestazioni di questo fenomeno. Molte famiglie decidono di intervenire chirurgicamente sul neonato per attribuirgli un sesso specifico, ma è frequente il caso di ragazzi che giungono all’età adulta e non si riconoscono nel sesso attribuito (consiglio la visione di XXY, film di Lucìa Puenzo del 2007 acclamato ai Festival di Taormina e Cannes). Per questo molte associazioni si battono per una corretta informazione e per accompagnare le famiglie in un percorso di aiuto che permetta ai figli di diventar grandi e definire da soli la loro identità sessuale.

Ancora si possono trovare gli asessuati, ovvero tutti coloro che sono privi di attrazione sessuale oppure i cosiddetti Straight Allies, cioè attivisti eterosessuali che vogliono far parte del movimento omosessuale e partecipano alle varie “battaglie” per i diritti. Aggiungo a titolo di curiosità i cosiddetti Two Spirits, appartenenti a comunità di nativi-americani che, figli di una cultura del tutto diversa da quella occidentale tradizionale, sentono e si comportano come se avessero due spiriti sessuali, cioè che hanno sia caratteri maschili che femminili. In alcune espressioni americane si trova una seconda Q che sta per Questioning, ossia gli indecisi.

Ricordo l’esperimento di un magazine degli anni ’90, Anything That Moves (l’argomento principale del magazine era l’abbattimento degli stereotipi e dei pregiudizi, compreso quello diffusissimo anche tra i gay che i bisessuali siano persone che vanno indistintamente con tutto quello che si muove), che pubblicò un acronimo che non ebbe successo ma che riassume nell’intelligentissimo FABGLITTER, niente di più queer, fetish, allies, bisex, gay, lesbian, intersex, transexual, transgender engendering revolution. Favoloso!

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