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Spettacolo di civiltà: Milano più forte dei Black Bloc

Devastata dalla furia dei Black Bloc, Milano resiste e dimostra la sua grande civiltà. Perché Milano non è una città come tutte le altre

foto di Giacomo Marchetti

Milano non è una città come tutte le altre, ha un’anima diversa, forte, indomabile, indipendente. Che siano Lanzichenecchi, Austriaci o tute nere, chiunque l’affronti si trova davanti una muraglia. Milano resiste, anche quando viene colpita al cuore.

Proprio come è successo il primo maggio, quando i black bloc, durante la manifestazione No Expo, messa in moto dai gruppi di protesta nei confronti dell’esposizione, hanno distrutto centinaia di negozi nel centro della città, bruciato automobili e picchiato poliziotti. Non è stato altro che l’ennesimo episodio di guerriglia urbana, con la differenza del movente: l’Expo 2015. Fumogeni, persone che armate di bastoni con i volti coperti, poliziotti che caricano e che vengono caricati: si potrebbero utilizzare le stesse immagini per parlare di manifestazioni politiche o scontri tra tifoserie, il risultato sarebbe sempre lo stesso. Qualsiasi sia la causa, quello che ne segue è sempre cieca violenza.

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Il punto è proprio questo: manifestare, e lo abbiamo detto e ripetuto, è un sacrosanto diritto di qualsiasi individuo sulla Terra, è la massima espressione di libertà che possa avere un popolo. Ma lanciare bombe carta, distruggere le vetrine dei negozi e incendiare le banche non è manifestare.

Si tratta solo una serie di comportamenti al limite della civiltà, molto dannosi e soprattutto inutili. Perché tanto, senza entrare nei meriti o nelle colpe individuali, tutte quelle banche incendiate e quei negozi di lusso distrutti hanno un’assicurazione dorata che li risarcirà dei danni, quindi aver sfondato loro la vetrina non avrà intaccato la loro solidità economica. Come una zanzara che decide di pungere un elefante, non facendogli nemmeno il solletico, queste provocazioni dei No Expo hanno come risultato effettivo solo quello di farli sembrare un branco di bestie impazzite.

Sia chiaro che non si sta tenendo conto delle motivazioni che hanno causato le proteste, anzi. Le condizioni dei lavoratori, le speculazioni di chi ha costruito i padiglioni, la mafia onnipresente, sono tutte considerazioni più che legittime. Ma essere contrari all’Expo non significa dover distruggere una città. Volete mandare un segnale di dissenso? Non lo farete spaccando vetrine.

Sono invece i milanesi che si rimboccano le maniche e ripuliscono la città a dare un esempio forte: si dimostrano uniti nel fare qualcosa di costruttivo, in un gesto spontaneo e inimitabile che è uno spettacolo di civiltà. Vorrei tanto vedere una cosa simile la prossima volta che la mia amata Roma verrà deturpata da qualche vandalo. Ma si sa, Milano non è una città come tutte le altre.

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