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Siamo tutti Charlie

Sono tutti Charlie, anche se fino a qualche giorno fa quasi nessuno al di là dei confini francesi aveva mai sentito nominare Charlie Hebdo. La più che legittima solidarietà che ha coinvolto tutto il mondo nei confronti dei giornalisti e disegnatori satirici, martiri della libertà d’espressione, è un fenomeno in continua espansione. Persino coloro che in Italia, nel 2002, si piegarono all’editto bulgaro berlusconiano e sospesero i programmi di Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi, Michele Santoro ed Enzo Biagi, oggi si indignano contro chi censura la libertà d’opinione.

di Ruben L. Oppenheimer, fonte immagine

di Ruben L. Oppenheimer, fonte immagine

Sarà che le loro morti segnano una sorta di 11 settembre europeo, sarà che la notizia è arrivata dritta come una pugnalata a quei milioni di musulmani che ogni giorno fanno di tutto per togliersi di dosso l’ombra del terrorismo, non se ne può non parlare.

A tal proposito, onde evitare figuracce con il primo interlocutore che domanderà: “Che ne pensi della strage di Charlie Hebdo?” bisogna tenere presente alcune informazioni, tanto per non farsi trovare impreparati quando inevitabilmente si arriverà alla suddetta conversazione.

Intanto, nonostante qualche politico come il nostro Salvini stia già dando la colpa all’eccessiva tolleranza nei confronti degli immigrati, i due attentatori del Charlie Hebdo erano cittadini francesi. I fratelli Kouachi erano franco-algerini, ovvero dotati di passaporto francese, non erano quindi degli stranieri in territorio europeo. Il loro fanatismo islamico non era un retaggio familiare ma è cresciuto e si è sviluppato in questa forma terroristica solo dopo alcuni soggiorni in carcere. Due delle vittime dell’attentato nel giornale satirico, il correttore di bozze del Charlie ed un poliziotto, erano di religione musulmana. Tutti i più grandi leader politici e religiosi hanno condannato all’unanimità il gesto, compreso il presidente francese per il culto musulmano, lo stesso che qualche mese fa aveva promosso una manifestazione proprio contro l’Isis. Una scarpa persa, una carta d’identità dimenticata in una macchina già identificata, più che due killer addestrati alle stragi, i due attentatori sono sembrati due fanatici che volevano giocare alla guerra. Dulcis in fundo: Oriana Fallaci. La giornalista che dopo l’11 settembre dipinse un ritratto a dir poco mostruoso dell’Islam, della sua cultura e dei suoi seguaci, viene continuamente citata per le sue doti all’epoca “profetiche”. Ma cosa disse esattamente? (qui il testo integrale). Dal suo punto di vista, vide un’Europa eccessivamente accomodante nei confronti di questi popoli islamici, che dal canto loro avrebbero interpretato quest’accoglienza come debolezza e quindi sarebbero prevalsi. La Fallaci parla di un nemico silenzioso e letale, che si prepara alla conquista dell’Europa grazie ad un aumento demografico incontrollato, all’intransigenza nei confronti delle altrui abitudini ed all’imposizione delle proprie.

Ecco dunque, alcune delle cose che bisogna tenere a mente quando si parla di Charlie Hebdo, di cosa sta succedendo ai francesi, al mondo, a noi. Perché, alla fine, siamo tutti Charlie.

 

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