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Scuola, addio!

È preoccupante la crescita esponenziale degli abbandoni scolastici, con la conseguente carenza del conseguimento dei diplomi, soprattutto negli istituti professionali. Sardegna e Sicilia in testa

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Anche se l’abbandono scolastico è un fenomeno in diminuzione, dal 2000 quasi tre milioni di studenti hanno interrotto le scuole superiori senza aver conseguito il diploma. I dati e le statistiche variano da regione a regione e tra le varie tipologie di istituti superiori. La percentuale più alta spetta agli istituti tecnici e professionali, nei quali gran parte degli iscritti decide di non terminare il corso di studi dopo aver conseguito la qualifica del triennio di base. Insomma, si limitano ad ottenere quel minimo che gli possa consentire di trovare un lavoro.

La Sardegna e la Sicilia detengono il triste primato di più alto tasso di dispersione scolastica, seguite poi dalle regioni del Nord-Ovest. L’Umbria invece è la regione che, secondo le percentuali fornite dal Ministero dell’Istruzione, vanta il minor tasso di abbandoni scolastici d’Italia.

Lo Stato ci ha provato, ha elargito finanziamenti per i progetti contro la dispersione scolastica (vi ricordate il decreto legge “La scuola riparte”?) per contrastare il fenomeno. Purtroppo però i fondi sono stati distribuiti in base alla popolazione scolastica, ovvero coloro che frequentano le scuole, e quindi il Sud ne è uscito penalizzato ancora una volta.

Nell’anno scolastico 2014/2015, circa uno studente su dieci non ha terminato il primo anno delle scuole superiori: sono ragazzi che si pentono della propria scelta, che preferiscono un altro indirizzo di studi, che non sono stati sufficientemente preparati dalle scuole medie o che magari decidono di non proseguire gli studi per trovare immediatamente un’occupazione. La percentuale più alta è, anche in questo caso, relativa agli istituti professionali.

Come trovare una soluzione a questo fenomeno? Il problema è che possiamo fare solo delle ipotesi, perchè su questi dati non esiste uno studio dedicato in termini regionali o addirittura ministeriali. Sappiamo che questi ragazzi non ce la fanno, che gettano la spugna e si arrendono davanti allo scoglio della scuola superiore. ma sulle motivazioni per cui lo fanno non si sa ancora nulla di concreto. Se le conoscessimo, se si sapesse almeno come e su cosa intervenire, forse la situazione potrebbe migliorare e si potrebbe dare più speranza ai nostri studenti.

[Un interessante approfondimento a livello europeo]

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