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Registro delle unioni civili: Roma dice sì

A Roma l’amore conta. Approvato il Registro delle unioni civili, ora la capitale è una città più giusta

Registro delle unioni civiliDal 28 gennaio Roma è cambiata, è una città diversa, più giusta. Con 32 sì, 10 no ed un astenuto, è stato approvato nella capitale il registro delle unioni civili, tappa conclusiva di un percorso lungo e doloroso che ha visto alla fine trionfare l’uguaglianza. Nessuna differenza ormai tra persone sposate e persone civilmente unite, parità di diritti riconosciuta in tutti gli ambiti. Ecco in breve di cosa si tratta:

Chi si potrà iscrivere? – Nel registro delle Unioni civili si potranno iscrivere coppie formate da persone maggiorenni e conviventi di qualsiasi sesso, non solo italiane, e che non siano legate tra loro da vincoli giuridici, che non facciano parte di un’altra unione civile e che non siano sposate. Per quanto riguarda poi quest’ultimo vincolo, decade al momento stesso della separazione, senza necessariamente aspettare il divorzio, per accelerare le tempistiche.

Cosa cambia? – Una coppia unita civilmente potrà beneficiare delle stesse agevolazioni e sarà soggetta alle medesime disposizioni previste nei confronti delle coppie sposate.

In cosa consiste una coppia di fatto? – Un unione civile è «il rapporto di reciproca assistenza morale e materiale tra due persone maggiorenni, dello stesso sesso o di diverso sesso, che non siano legate tra loro da vincoli giuridici e che abbiano chiesto la registrazione anagrafica», individuando il fine di «superare situazioni di discriminazione e/o disagio e favorire l’integrazione», principalmente a livello di casa, sanità e servizi sociali, diritti e pari opportunità, occupazione e produttività, cultura e sport.

Ci sono state altre modifiche allo Statuto? – All’interno dello Statuto di Roma Capitale è stata modificata l’espressione di “tendenze sessuali”, ritenuta offensiva dalla comunità LGBT, con quella di “orientamento sessuale”.

Ma, com’era più che prevedibile, le associazioni cattoliche e la Chiesa hanno mal digerito che ad un passo da San Pietro ci siano persone dello stesso sesso che festeggiano il riconoscimento del loro amore. La Diocesi di Roma non ha risparmiato termini caustici definendo le unioni civili l’ennesimo atto discriminatorio nei confronti della famiglia tradizionale, alla quale vengono negati sempre più diritti. Angelo Zama, direttore di “Romasette”, all’indomani dell’approvazione, ha scritto che «il percorso del Campidoglio minato dall’ideologia ha raggiunto il suo apice: segno di un pericoloso scollamento con la realtà, in particolare quando ci si spinge a parlare di uguaglianza (con il pretesto di non discriminare) tra matrimoni di coppie eterosessuali e pseudo-matrimoni gay. Scenario che apre inquietanti orizzonti a danno dei figli, i soggetti più deboli. Ed è irresponsabile non guardare oltre i fogli di un registro».

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