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Quando viene assassinata anche la giustizia

Non si possono avere tante parole per definire un gesto come quello di Claudio Giardiello, l’uomo che, accusato di bancarotta fraudolenta, è entrato nel tribunale di Milano giovedì scorso ed ha ucciso tre persone. “Il tribunale mi ha rovinato, quel posto è l’origine di tutti i miei mali” ha dichiarato l’assassino, che si è introdotto nel palazzo di giustizia con la precisa intenzione di vendicarsi di chi secondo lui non lo ha difeso durante il processo, e senza esitare ha sparato tredici colpi, uccidendo le sue vittime e ferendone altre tre.

Giardiello era un immobiliarista la cui società era stata dichiarata fallita nel 2008 e che da allora aveva affrontato cause, udienze e sicuramente aveva accumulato molto rancore nei confronti della giustizia. Si può comprendere la frustrazione, la depressione, ma quello che ha compiuto non è il frutto di un raptus di violenza: la premeditazione è stata scrupolosa, l’intento era quello di uccidere, non di intimorire, ed il numero delle vittime era destinato ad aumentare. Perché sottolineare queste cose, perché condannare ulteriormente un assassino? Perché purtroppo sta emergendo un fenomeno negativo, un anti-eroe che diventa improvvisamente il paladino di tutti quegli italiani che in un momento storico come questo si sentono oppressi dalle tasse, dalle leggi, dalla società. Sui social non sono pochi gli esempi di gruppi che lo innalzano addirittura ad eroe, un uomo che ha compiuto un gesto forte ma perché costretto dagli eventi.

GIARDIELLO

Ecco, è leggendo queste cose che ci si augura sinceramente che sia lo scherzo macabro di qualche buontempone che vuole gettare un po’ di scompiglio nella rete. Perché non si può pensare che una persona come Giardiello, che ha rubato dei soldi allo Stato, che ha frodato le persone, che sperava di farla franca e che poi ha freddato coloro che lo avevano accusato, sia un esempio di eroe nazionale. Claudio Giardiello è un ladro ed un assassino, nient’altro.

Proprio in questi giorni ricorre l’anniversario della morte del vice brigadiere Rosario Iozia, giovane vittima della ‘ndrangheta, ucciso 28 anni fa mentre compiva il suo dovere in nome della giustizia: questo è il genere di persona che dovrebbe essere vista come un esempio, questo è un eroe nazionale.

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