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Perché in Italia non si fanno più figli?

L’Istat dichiara che in Italia il tasso di natalità si è vertiginosamente abbassato e il ministro Lorenzin dà la colpa agli italiani

figli

Secondo l’Istat siamo un paese che sta morendo. Nel 2014 abbiamo toccato il record storico di denatalità e persino gli immigrati in Italia stanno facendo meno figli. Per spiegare il fenomeno, il ministro della Salute Lorenzin ha divulgato un comunicato nel quale spiega che la denatalità in Italia è dovuta al fatto che le persone non proteggono la propria fertilità e che spesso si ricordano troppo tardi di volere dei figli.

In poche parole si scarica il barile della colpa sulle famiglie, sui possibili genitori, che magari diventano sterili facendo sesso non protetto oppure si ricordano che vogliono avere i figli dopo i quarant’anni. Non è a causa delle politiche italiane sull’occupazione femminile, non c’entra niente il costo della vita, non è neanche da contemplare il fatto che un congedo per maternità duri solo tre mesi che quasi sempre venga seguito da un licenziamento.

In Europa, però, non è così e lo sappiamo. In Svezia la madre può stare a casa otto mesi con il proprio bimbo e se anche il padre resta a casa con lei ricevono 120 euro di bonus. Da noi il congedo parentale dura un giorno! In Francia il 90% delle famiglie riceve 923 euro prima del parto e successivamente 130 euro mensili se hanno due bambini. E stiamo parlando di Paesi in cui gli asili nido costano meno di 200 euro al mese, in Italia quelli comunali (ammesso che si rientri nelle graduatorie) costano in media 300 euro.

Ma senza ammirare troppo la perfetta organizzazione europea, per renderci conto di quanto la nostra situazione sia insostenibile basta guardare anche a nazioni che normalmente consideriamo come arretrate. Tutti i miei amici e parenti in Russia mi domandano spesso “Perché ancora non hai figli? Cosa stai aspettando? Ormai hai quasi trent’anni!”. Non sono gretti o inopportuni, semplicemente non capiscono cosa mi impedisca di procreare e farmi una famiglia. Già perché in Russia (come in Bielorussia ed in Ucraina) non esiste il problema demografico: solo nel 2014 a Mosca sono nati oltre 138.000 bambini. Stiamo parlando di una città che, seppur grande, resta comunque una città.

Non si tratta di una magia, dietro i numeri ci sono i fatti. Normalmente, una ragazza che partorisce in Russia può restare a casa con il suo bambino tre anni: il suo posto di lavoro viene mantenuto e lo stipendio è all’80% per tutta la durata del congedo. Se dovesse avere due figli starà a casa sei anni e così via. Inoltre, se ha tre bambini o più, lo Stato le assegna una casa in periferia, con un po’ di terreno intorno. Sto parlando di una nazione che per molti aspetti consideriamo ancora legata all’Unione Sovietica, non democratica e che per questo non rispetta le esigenze dei cittadini. Si badi bene che non stiamo usando come esempio l’India, in cui il sovraffollamento è indescrivibile e la natalità esponenziale è dovuta alla scarsa educazione sessuale. No: qui si tratta di persone che fanno i figli coscienziosamente, volendoli e sapendo di poter contare sullo Stato.

Io sono stata cresciuta dai miei nonni, che quando sono nata erano dei felici pensionati appena sessantenni. Ora grazie alla riforma Fornero tanti bambini non sapranno nemmeno cosa significhi avere un nonno che ti porta al parco o che gioca con te, perché a 67 anni starà ancora lavorando.

Se stiamo diventando un paese per vecchi non è certo colpa nostra, basta analizzare i fatti per capirlo. Darne la colpa agli italiani è solo un atto di vigliaccheria.

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