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Le solite polemiche antislamiche

Il rispetto è universale, non dovrebbe conosce diversità. Invece le polemiche antislamiche investono anche i festeggiamenti per la fine del Ramadan

Roma, in un caldissimo pomeriggio di luglio una coppia di ragazzi è ferma davanti alla saracinesca abbassata di un negozio. «Chiuso! Pure questo! Ma che è successo oggi, non vuole lavorare nessuno?» – si lamenta la ragazza. Mi vedono passare e mi fermano per chiedermi se lì in zona c’è un altro posto dove possono fare delle fotocopie. «Oggi è incredibile, è chiuso pure il solito indiano che sta aperto anche a Natale!» – aggiunge lui, poi si allontanano. Non so se sorridere, meravigliarmi, indignarmi o rassegnarmi davanti a tanta superficialità.

Sembrano due ragazzi educati, sicuramente hanno visto un po’ di mondo, eppure non sanno che oggi si festeggia la fine del Ramadan e per questo tutte le attività gestite da persone di religione musulmana sono chiuse. Sono le stesse attività che, come aveva osservato la ragazza poco prima, sono aperte la sera della vigilia di Natale, perché per loro non è un giorno di festa.

Questi due sconosciuti sono solo alcuni dei tanti polemici che hanno guardato con disappunto la vacanza di un giorno solo che i fedeli dell’Islam si sono concessi. In molti infatti, trovando chiusa la frutteria algerina o l’emporio bengalese, si sono lamentati di tanta indolenza e fanatismo religioso. Sono le stesse persone che però sentono più che legittimo non andare a lavoro il primo novembre, l’otto dicembre, il venticinque e il ventisei dicembre e il quindici agosto, senza contare le feste patronali che variano di luogo in luogo. Costoro, salvo alcune eccezioni, sono tutt’altro che ferventi cristiani e nei giorni sopraelencati raramente vanno in chiesa, però ritengono un diritto più che sacro festeggiare. Tristemente, il paragone è inevitabile: tutti quelli che invece hanno festeggiato la fine del Ramadan, che quest’anno è capitato tra giugno e luglio, sono stati un mese a digiuno dalla mattina alla sera. Con questo caldo insopportabile, hanno lavorato i campi sotto al sole, hanno sollevato e trasportato sacchi di cemento, senza bere neanche un goccio d’acqua per un giorno intero. Ed ora, finalmente, si concedono un giorno di festa.
È vero che la religione, o meglio tutte le religioni, sono da sempre motivo di conflitto, specialmente quando persone di credo diverso devono convivere nello stesso posto; e anche se non stiamo parlando di Israeliani e Palestinesi, ma di Roma e di qualche negozio chiuso, il discorso è lo stesso. Non si tratta di obbligare tutta la nazione a festeggiare la fine del Ramadan, ma di non mancare di rispetto nei confronti di chi invece lo vuole fare.

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