Articolo

L’Aquila: altri due anni per la ricostruzione

Sono trascorsi sei anni dal terribile sisma che il 6 aprile 2009 colpì L’Aquila, ma solo il 3% del centro della città è stato ricostruito

Sei anni, 2189 giorni, sono trascorsi da quell’indimenticabile 6 aprile 2009. Il tempo, in quei secondi eterni, sembrava essersi fermato, mentre il mondo si agitava convulsamente tutto intorno. Panico e distruzione, poi il dolore e la tristezza. Dopo tutto questo tempo, però, si ha ancora la sensazione che non sia passato neanche un giorno. Già, perché il centro dell’Aquila, dopo sei anni, è stato ricostruito solo per il 3%. Il sindaco Massimo Cialente ancora una volta ha lamentato la mancanza di fondi, perché oltre ai 4 miliardi già spesi per la ricostruzione “tra la fase iniziale e le ultime tranche, servono altri tre miliardi e mezzo“. Il ritardo farebbe slittare la fine dei lavori al 2017, poiché a detta del sindaco manca il personale necessario, come geometri, architetti e dipendenti amministrativi. La situazione di stallo non riguarda solo il capoluogo, bisogna pensare anche alle sue circa 60 frazioni, delle quali molte sono diventate paesi-fantasma; bisognerebbe fare una passeggiata per vedere la piazza di Paganica con gli edifici ancora recintati dalle transenne, o a Tempera con sue macerie accumulate vicino alla piazza, dalle quali da tempo hanno iniziato a spuntare gli arbusti. Suggestivo ed angosciante, un silenzio spettrale avvolge questi luoghi da sei anni, alimentando la rassegnazione di chi sperava in una piccola rinascita.

L'AquilaMa chi si sta occupando di questa lenta e stentata ricostruzione, oltre ai propri interessi, ha tenuto conto anche degli aquilani? Di tutti i lavoratori, degli studenti? Oltre alle tangenti, ha mai rivolto un pensiero ai giovani? Si sono puliti la coscienza costruendo in fretta e in furia le newtown, peraltro fatiscenti, con balconi che crollano, infiltrazioni e crepe, senza curarsi della vita che offrivano ai loro abitanti.

È deprimente pensare ai bambini che, nati poco prima o dopo il sisma e vivendo in questi non luoghi, non sanno cosa sia il giocare in una piazza, l’avere gli amici vicini o il raggiungere la scuola a piedi. La loro è una vita da centro commerciale, al quale si può giungere esclusivamente in macchina.

Cari signori, questa non è l’Aquila, questa non è neanche una lontana immagine di quello che era un tempo. Altri due anni d’attesa sono troppi: dimostrate che non siete “onorevoli” solo di nome, ma abbiate l’onore di rispettare le vostre promesse e restituite a questa gente la loro città.

http://www.6aprile.it/

blog comments powered by Disqus