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La profezia di Oriana Fallaci: inutile inno alla xenofobia

Nel 2001, mentre il mondo intero cercava di riprendersi dallo sbigottimento, dal panico e dall’impotenza dopo gli attentati dell’11 settembre, Oriana Fallaci pubblicò sul Corriere della Sera un discorso sull’Islam che, alla luce dei recenti fatti di Parigi, è stato rispolverato e ripubblicato per il suo carattere attuale

“Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico”.

La giornalista toscana scrisse un duro attacco nei confronti dell’integrazione, dell’accoglienza, del multiculturalismo e, come una Cassandra – lei stessa si definì così – elencò una serie di fatti che di lì a qualche anno sarebbero accaduti a causa dell’Islam, come ad esempio l’eliminazione del crocifisso dalle aule scolastiche, la carne di maiale nelle mense ed il presepe nei luoghi pubblici a Natale. In molti, dopo queste righe, hanno sentito un brivido lungo la schiena.

La Fallaci accusò le frontiere aperte e l’eccessiva ospitalità con la quale questi individui potenzialmente pericolosi vengono fatti entrare nei nostri confini. Il suo fu un appello a diffidare del musulmano integrato, cioè di colui che vive in Europa da anni, non porta la barba e la mattina accompagna i figli a scuola in macchina. Questo è il prototipo del nemico, colui che si è intrufolato in sordina nelle nostre città e che segretamente sta preparando qualche azione terroristica. Sono invettive che, se fossero scritte in un italiano più approssimativo, potrebbero sembrare opera di Matteo Salvini, forse anche per questo motivo stanno tornando tanto in auge.

Tutto il discorso è un insieme di parole scritte senza speranza, che non rimandano a nulla di buono, di positivo, ma che anzi amplificano la diffidenza e la paura. Un inno alla xenofobia del quale in questo momento non abbiamo affatto bisogno. Perché forse è vero che molti di noi, migliaia di europei, vivono ignorando la pericolosità dell’Isis, ma gettare benzina sul fuoco non è certo una soluzione al terrorismo. La Fallaci non fu una Cassandra, perché lei venne ascoltata: all’epoca del suo discorso la guerra si fece e costò cara, molto cara. Dopo tutti questi anni e tutti questi morti, l’unica cosa certa è che non abbiamo bisogno di altre guerre.

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