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Isis e Nimrud: quando la storia non è magistra vitae

L’Isis ha abbattuto con le ruspe l’antica città di Nimrud: la perdita, qualunque sia l’entità del danno, è inestimabile

Il Ministero iracheno del turismo e delle antichità ha diffuso la notizia della distruzione della città di Nimrud, nei pressi di Mosul, ad opera dell’Isis. A quanto ammontino i danni e quanto siano estesi ancora non si sa, fatto sta che anche se si trattasse di danneggiamenti lievi, sarebbe comunque una perdita inestimabile per l’umanità: il sito archeologico, difatti, conteneva i resti dell’antica capitale assira fondata oltre tremila anni fa, della quale fortunatamente però molti reperti sono conservati presso il British Museum. Già qualche settimana fa era stato diffuso il video in cui alcuni membri dell’Isis distruggevano delle statue e dei manufatti assiri nel museo di Mosul, perché ritenuti offensivi nei confronti della fede islamica. Stessa motivazione con la quale avevano giustificato la distruzione della “chiesa verde” di Tikrit lo scorso settembre, anche in questo caso esemplare unico, dal valore storico ed artistico incalcolabile. Jack Green, del Museo Istituto Orientale dell’Università di Chicago, ha dichiarato che «l’Isis sembra intenzionato a distruggere tutte quelle opere che il gruppo vede come idoli di religioni e culture non conformi alle sue convinzioni. È la deliberata distruzione di un patrimonio e delle sue immagini, finalizzata a cancellare la storia e l’identità del popolo iracheno, sia nel passato che nel presente».

Era il 2001 quando i talebani del Mullah Omar distrussero i due Buddha di Bamiyan, in Afghanistan. Anche in quel caso si era trattato di fare “pulizia” di vecchi idoli, non conformi alla fede islamica.

Certo, qualcuno con la passione per la storia (e le polemiche) potrebbe far notare che anche durante il Medioevo molti cristiani distrussero o diedero alle fiamme importanti cimeli dei fasti romani, colpevoli secondo loro di non essere in linea con i precetti della propria religione, ma si tratta comunque di avvenimenti verificatisi centinaia di anni fa, quando probabilmente ancora non si era così consapevoli dell’importanza dell’eredità ricevuta. Il fatto che l’Isis deliberatamente danneggi quanto più di prezioso abbia dimostra solo quanto sia elevato il suo livello di arretratezza e di quanto la storia, evidentemente, non sia in alcun modo magistra vitae.

 

 

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