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“Il Gioco del rispetto – Pari e dispari”: la vera pornografia è altrove  

“Il Gioco del rispetto – Pari e dispari”: quando l’educare alla diversità viene scambiato per pornografia. Ad essere accusati di esperimenti hot sono 45 asili triestini

È risaputo: l’educazione sessuale è una di quelle cose che tolgono il sonno ai cattolici integralisti, perché a loro dire minaccia la moralità delle nuove generazioni. Questa materia viene considerata del tutto superflua negli istituti superiori (dove un’alta percentuale di studenti è sessualmente attiva e quindi avrebbe bisogno di consigli e delucidazioni), figuriamoci addirittura come insorgerebbero se qualcuno si permettesse di insegnarla nelle scuole dell’infanzia.

Il rispetto in gioco

Quel qualcuno è stato il comune di Trieste che ha proposto ai piccoli alunni di una scuola dell’infanzia un kit didattico per «verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significa essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento che permetta loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri». “Il Gioco del rispetto – Pari e dispari”, progetto ideato da uno staff di psicologi nel 2013, comprende alcune figurine che rappresentano uomini e donne che svolgono le stesse professioni, uno stetoscopio per auscultare il proprio cuore e quello dei compagni per capire che funzionano allo stesso modo ed alcuni costumi per travestirsi da principessa o cavaliere etc.

Inutile dire che agli occhi degli ultracattolici questo ascoltarsi a vicenda ha assunto delle sfumature pornografiche, mentre il gioco del “se fossi…” si è trasformato in un tentativo di familiarizzare i bambini al travestitismo.

“Una strategia persecutoria contro la famiglia”

Così tuonava il cardinal Bagnasco nei confronti dei libretti distribuiti nelle scuole un anno fa dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni. Questi libretti, frutto di un protocollo tra i ministeri dell’Istruzione e delle Pari Opportunità, erano rei di aver invitato i genitori a non leggere ai propri figli le fiabe tradizionali perché mostravano modelli pedagogici ormai superati.

Ma si sa, quando mancano le argomentazioni valide, questi crociati del nuovo millennio si trincerano sempre dietro al loro baluardo più saldo: la famiglia. Qualsiasi tentativo di apertura verso una cultura di genere viene visto come una minaccia all’integrità del nucleo familiare. Accusano di pornografia un gioco che ha come finalità quella di spiegare ai bambini che siamo tutti uguali e meravigliosamente diversi, mentre dovrebbero indignarsi di ben altre cose. Ciò che minaccia realmente l’integrità e la formazione dei bambini è nei palinsesti televisivi pomeridiani saturi di trash o nei videogiochi carichi di violenza, non certo in un gioco che insegna il rispetto. La vera pornografia è altrove.

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