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Come si amavano gli antichi romani?

Statua_Amore_Psiche_Ostia_Antica_BacioCome si amavano i giovani romani? Come si baciavano? Come si incontravano? E come..? Queste sono le tante domande che non solo gli storici, ma anche gli appassionati di storia romana si sono spesso posti.

Andando in visita a Pompei, mentre si osservano le pitture e gli affreschi, il primo pensiero potrebbe essere quello di non vederli tanto lontani da noi, ma se guardiamo la tv o le serie televisive  sembrano essere particolarmente perversi. Il primo gesto d’amore era, come lo è per noi, il bacio; la differenza sostanziale è che in pubblico era visto come un gesto contrario  alla pudicitia, che la donna doveva sempre avere, soprattutto se appartenente a una classe sociale aristocratica.

Esattamente come noi, i romani conoscevano diverse categorie di baci, dati in base anche alle circostanze in cui si trovavano. Tre erano le tipologie di bacio, il primo era l’ OSCULUM, bacio con le labbra chiuse, non passionale. Deriva da OS,  cioè bocca, e fa riferimento a quest’ultima, che si stringeva per dare un bacio, ed era l’unico gesto consentito in pubblico. Inoltre era un obbligo per la donna darlo in casa, ogni giorno, non solo al marito, ma ai parenti, in osservanza di una legge chiamata ius osculi. Lo scopo di questa legge era controllare che la donna non avesse bevuto,  dava il diritto al marito di ucciderla, in quanto il bere di nascosto era considerato un gesto che poteva indurre all’adulterio. Tutti questi baci obbligati avevano un risvolto negativo, la diffusione dell’herpes, tanto che scoppiò un’epidemia e l’imperatore Tiberio fu costretto ad abolire questo tipo di legge, in particolare durante le cerimonie pubbliche.

Il secondo tipo di bacio era il SAVIUM, passionale, erotico, con l’uso della lingua (il nostro “bacio alla francese” . Deriva da suavis, dolce, soave.

Il terzo tipo era il BASIUM; il termine, coniato in un secondo momento, andò a sostituirsi pian piano a quello di savium. In seguito quindi venne a designare, nel periodo tardo-imperiale, un bacio affettuoso, che si dava alla moglie o ai figli. In effetti questo è l’unico termine che sopravvive fino ai giorni nostri. Il bacio sulla guancia era invece usato, come accade anche adesso, per salutare gli amici in segno di affetto. Immaginiamo infatti di trovarci in una piazza romana o in un mercato: vedremo che due giovani amici si scambiano saluti in questa maniera, allo stesso modo di una donna anziana che vende fiori e incontra la figlia di una vecchia amica.

In senato i baci fungevano come segno di riconciliazione tra due soldati, o tra imperatore e soldato: non ricambiarli rappresentava una grave  mancanza di rispetto e un gesto di inimicizia.

E il bacio a distanza? Esisteva e aveva radici antichissime, che risalgono fino ai babilonesi, assiri e sumeri. Nato come usanza dovuta all’impossibilità di toccare le statue degli dei, o la sua rappresentazione simbolica, si effettuava rigorosamente con la mano destra. In seguito si diffuse anche fra uomo e donna, con un suo termine ben preciso, ovvero iacere oscula, “lanciare baci”, ma non  si effettuava con tutta la mano, ma solo con il pollice e l’indice.

Come si può notare, gesti quotidiani che per noi contemporanei risultano così semplici e naturali, per i romani, uomini e donne che fossero, erano invece ben studiati e dipendevano dalle circostanze  e dai contesti, anche se, in fin dei conti, le forme e le modalità di bacio non erano molto diverse da quelle attuali. Il bacio che è “un apostrofo rosa tra le parole t’amo” sembra essere quindi non solo intercontinentale, ma anche interspaziale!

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