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Chiunque può fare informazione?

Tutti creatori di notizie? Umberto Eco e il pericoloso fenomeno di massa della cattiva informazione

Qualche giorno fa, in occasione della consegna della sua laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei Media, Umberto Eco si è scagliato aspramente contro i social network, accusandoli di dare la possibilità a chiunque di trasformare qualche chiacchiera da bar in una notizia che viene interpretata come vera dalla società. Secondo lo scrittore, internet ha un ruolo pericoloso oltre che negativo, perché tanti “imbecilli” (parole sue) trovano facilmente una platea per i loro sproloqui, che spesso crescono e si evolvono creando dei veri e propri fenomeni di massa.

Parole pesanti che, dette da qualcuno che di segni e significati se ne intende, assumono connotati ancora più drammatici.

In realtà sono tanti anni che si parla delle cosiddette bufale di internet, quelle informazioni false che vengono fatte circolare in rete e che solo dopo diverso tempo riescono ad essere smascherate.

Avere delle opinioni e comunicarle è un diritto, ma se un tempo si inveiva contro il governo davanti ad un bicchiere di vino ed in compagnia di qualche amico, oggi si possono fare dei danni di proporzioni notevoli. Il discorso di Eco è rivolto proprio a questo, a bufale create ad hoc per essere condivise in maniera virale, con precisi scopi dietro.

Ecco questa per esempio:

arabi-campioncini-whatsapp

Oltre al fatto che sia scritta in un pessimo italiano, è abbastanza improbabile ed irragionevole che dei genericissimi “Arabi” mettano dei campioni di profumo con dentro il veleno nelle cassette della posta delle persone, tanto per avvelenarle. Oltre che far pena, una simile immagine fa ridere: eppure sono anni che viene condivisa su tantissimi social network – io stessa l’ho vista moltissime volte pubblicata dai miei contatti. Persone che hanno dei preconcetti, delle fobie o una base di razzismo, guardano questa immagine e non si pongono nemmeno la domanda se in fondo sia vera o meno. No, loro l’hanno già condivisa su qualche social e la prossima volta che troveranno dei campioncini di qualsiasi prodotto nella loro cassetta della posta si affretteranno a gettarli via. Ecco come prende forma il discorso di Eco.

“Immigrato tenta di stuprare una donna” “Africani rapiscono e stuprano una disabile” “Clandestino ospitato da un anziano gli svuota il conto bancario in 5 giorni”: sono solo alcuni dei titoli delle bufale che vengono create da alcune pagine facebook o da certi blog e che poi sono fatte circolare da centinaia di persone ogni giorno. Toccano argomenti attuali come la disoccupazione, l’immigrazione, la violenza, la politica, i soldi pubblici. Le persone leggono, si indignano, commentano, apprezzano e condividono, estendendo a macchia d’olio la cattiva informazione. Per questo Eco ha parlato di fenomeno di massa pericoloso.

Il fatto è che chi confeziona queste notizie fasulle, oltre che alimentare l’odio delle povere persone ed indirizzarle verso determinate fazioni politiche, guadagna un bel po’ di soldi per ogni visita che riceve. Forse questo spiega la violenza verbale usata da Eco, giustamente indignato di fronte alla possibilità che degli imbecilli senza alcuna obiettività giornalistica possano godere di autorevolezza e fare informazione.

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