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Cartoni animati e restyling: magro è bello?

Eravate abituati alle storie senza tempo dei cartoni animati? Dovete ricredervi: anche qui vigono le leggi dell’apparenza e i rifacimenti in versione digitale delle vecchie serie puntano tutto su un restyling dimagrante

Quante ragazze hanno sognato di poter nascere cento anni fa, in un’epoca in cui le loro curve abbondanti sarebbero state considerate il massimo della femminilità e dell’eleganza e non il sintomo di qualche disordine alimentare? Tante, perché è noto che ciò che oggi viene considerato bello, forse un tempo non lo era affatto.

Qualche fondo fa ci eravamo occupati delle Barbie troppo magre, troppo sorridenti e troppo finte, che costituivano un cattivo esempio per le bambine e le abituavano a seguire degli standard di bellezza eccessivi, artificiali ed irraggiungibili. Dopo la petizione che fu fatta nei confronti della fabbrica delle Barbie, la Mattel, vennero modificate ed accuratamente ridisegnate per sembrare un pochino più realistiche.

Ora, vivendo con una bambina di due anni e mezzo che talvolta guarda la televisione, mi sono imbattuta in alcuni cartoni animati di nuova generazione. Intanto si tratta di rifacimenti in versione digitale (ormai chi ha i soldi ed il tempo di mettersi a disegnare con la china?) di alcune delle serie della mia infanzia. Parlo per esempio dell’Ape Maia, grande classico degli anni ’80, che aveva come protagonista quest’apetta bionda alle prese con la vita nel suo alveare. Si presentava così:

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Era una particolare pasticciona, ma il suo personaggio era tratteggiato bene e l’aspetto fisico rispecchiava allegramente la sua personalità. Ecco invece l’Ape Maia di oggi:

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Ha un vitino da vespa (altro che ape!) e la testa è decisamente più grande del suo corpicino. Forse i grafici hanno pensato che dovesse sembrare un pochino più atletica? Forse un’ape cicciottella non è in grado di volare? Non è l’unico esempio, ecco infatti un altro grande classico che ha cresciuto più di una generazione, Heidi:

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La canzone della sigla la può cantare chiunque, la storia la conoscono migliaia di persone perché è l’unico libro svizzero ad essere stato diffuso in tutto il mondo. Ma anche la nostra simpatica orfanella che viene sballottata tra le Alpi e Francoforte, con il nonno, il cane Nebbia, Peter e Clara, ha subìto un restyling più moderno:

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Oltre ad averla vestita di pixel, Heidi è stata anche alleggerita dei chiletti che la sua dieta montanara le ha fatto prendere. Troppo burro sul pane, troppe guance paffute: la nuova Heidi corre di più, si arrampica ovunque e non passa tutto quel tempo ad abbuffarsi di cibo.

Ho fatto solo due esempi, ma ne potrei fare moltissimi altri, ad esempio se mettiamo a confronto la Biancaneve del film Disney del 1937 con quella del merchandising contemporaneo:

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Sicuramente la versione del 1937 ha qualche decennio di troppo, ma la Biancaneve moderna ha un girovita che rasenta davvero l’anoressia.

Dopo questo, viene spontaneo domandarsi che senso abbia modificare un prodotto già collaudato e che ha resistito sul mercato per decenni, nel caso di Biancaneve addirittura per oltre settanta anni! Non occorre ridisegnare questi personaggi per farli piacere ai bambini di oggi, non c’è bisogno di renderli più “contemporanei” con qualche chilo di meno. Sono le loro storie, le loro avventure, che appassionano. E quelle sono senza tempo.

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