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Anversa-Londra, impressioni di un aspirante fiammingo

santagataTra Anversa e Londra c’è la distanza di una Manica. E circa quarantacinque euro per un viaggio andata e ritorno in pullman. Partenza da Plantinkaai a mezzanotte. Arrivo: Victoria coach station alle sette del mattino dopo. In tutto questo è compreso: controllo alla frontiera francese, controllo alla frontiera inglese, imbarco del pullman, un paio d’ore in nave e sbarco. Da segnalare a Calais il poliziotto sosia di Stefano Accorsi che – alle tre di notte – è convinto che la tua carta d’identità sia falsa. Con tutta una serie di conseguenze che non sto qui a raccontare.

Passata la Manica, l’Inghilterra che dorme. Poi i sobborghi della capitale che cominciano a svegliarsi, si stiracchiano, strisciano fuori dal letto. Infine Londra. Poco dopo l’alba. Prima cosa, qui corrono tutti. Da subito. Se questo può sembrare scontato, non lo è se si pensa che tutti danno la sensazione di sapere dove stanno andando. Cosa che non capita in molte altre metropoli. Anzi. E a Londra chi non corre per andare da qualche parte, corre per correre. Jogging a tutte le ore, tutti i giorni, in tutti i luoghi.

A Londra c’è Fausto che mi ha ospitato per due notti e mi ha fatto da guida. L’ho lasciato a Latina, alla via dei pub – il centro della movida cittadina almeno in inverno – davanti la solita birra, nel solito locale, con i soliti amici. Sono anche andato a vedere qualche sua esibizione live (ha come hobby la batteria) ed ho fatto il giudice a un concorso a cui ha partecipato con la sua band. Fausto, lo ritrovo con un lavoro e una stanza in affitto in un tranquillo quartiere poco lontano dal centro. I proprietari della casa – e coinquilini − sono una coppia sudafricana. Completano il quadro due ragazze, dalla Nuova Zelanda e dalla Francia. Londra è cara, i ritmi sono frenetici, la concorrenza non ve lo sto neanche a dire. Eppure un po’ alla volta, Fausto sta cercando di iniziare qui la sua carriera. E non è partito con la valigia di cartone, la provola affumicata ben impacchettata e il “vediamo come va. Al massimo miglioro l’inglese e che un lavoro come cameriere non lo trovo?”, ma con le idee e un progetto ben chiaro. E questo lo rende un figo ai miei occhi (e lo dico io che occhei Camden Town ma preferisco la City).

Intanto, dopo una manciata di mesi conosce decine di locali, ottimi posti dove mangiare, luoghi da vedere anche lontani dai classici circuiti turistici e sa a memoria tutte le fermate della immensa Tube. Chapeau.

Prima volta a Londra, dove scopro che non si va per visitare i monumenti. Che sono pochissimi e nel complesso non eccezionali. A Londra si va per vedere la città pulsare. Anzi, per vedere diverse città che per qualche strano volere del destino si sono incontrate ed hanno iniziato a convivere. Sempre sotto l’occhio delle telecamere. Ovunque: dai parchi ai pullman (in questo caso sono una decina).

E se dopo aver visitato Parigi vuoi scrivere una poesia o i imbrattare una tela, dopo aver visto Londra la prima cosa che programmi di fare è inviare il tuo curriculum in inglese a destra e a manca. Mentre dopo aver visitato Greenwich park ti vien voglia di trovare una donna degna di questo nome e di portarla qui per chiederle se ha il coraggio di sposarti. Amen.

Curiosità: quando visiti una nuova città portandoti dietro un trolley e lo status ufficiale di emigrato, non fai più paragoni con l’Italia ma col tuo nuovo Paese. Sembra scontato e banale ma non lo è, almeno per me non lo è. E a proposito di emigrazione, come per tutte le cose, arriva il momento del ritorno. Pullman in ritardo di tre ore. Mezza giornata lavorativa che salta – fortuna che non tutti i manager sono dei satanassi − e pioggerellina che fa molto come uno si immagina l’autunno in Belgio. Ma ecco, Londra attraente, affascinante, certo, ma camminare dal lungo Schelde fino alla stazione centrale, passando per il Grote Markt, davanti la Onze-Lieve-Vrouwekathedraal e percorrere tutto il Meir, beh, anche Anversa sa essere seducente.

Perché come dice Fausto – che due settimane dopo ha attraversato la Manica ma al contrario ed ha visitato per la prima volta le Fiandre − Londra è una ragazza giovane, bellissima, che promette – e mantiene…− esperienze favolose. Ma è chiara sin da subito: storia aperta, tu sei uno dei tanti. E neanche il migliore. Anversa invece è come quelle ragazze che a prima vista sono carine sì, ma come ce ne sono tante. Ma poi, inizi a conoscerla, a frequentarla e finisci che ti ci innamori. E magari decidi di viverci insieme.

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