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” QUASI QUASI… MI SPOSO!”

matrimonioComincio con una premessa: odio le categorizzazioni e, soprattutto, le generalizzazioni: non si dovrebbe fare mai di tutta l’erba un fascio. Non sono femminista, esserlo vorrebbe dire riconoscersi in una “fazione” e siccome non intendo parlare di politica (in quel campo per forza bisogna scegliere da che parte stare), in questo caso appartenere a una fazione significherebbe riconoscere a priori una differenza che non esiste. Donna e uomo, il concetto è identico, così come italiano e africano, e via discorrendo. La sfumatura di senso non cambia affatto, è solo quel volerli inserire per forza in dinamiche ostinatamente dicotomiche a creare distinzioni, a costruire le “parti”.

Detto ciò, chiedo immediatamente scusa per l’apparente contraddizione nella quale sto per impelagarmi.

TED-300x225Esistono degli uomini che non possono non essere etichettati (per carità, lo stesso potrebbe dirsi del gentil sesso, qualcuno dovrà pure appoggiarlo Battiato, avrà sbagliato i modi ma la sostanza non cambia! L’ho detto che sono per la par condicio!): meriterebbero di finire come le provviste cucinate ai fini del congelamento. Il cartoncino colorato, con su scritta la prevista data di scadenza, viene incollato sul coperchio che ha perso pure un po’ la chiusura ermetica. Sto riferendomi a quella percentuale di trentenni (e più!) che ancora non ha deciso cosa fare. Completamente calati in un dubbio amletico irrisolvibile, non sapendo scegliere tra il duro mestiere di latin lover perenne e il ruolo di uomo maturo, solido compagno e futuro padre, fondamentalmente non scelgono. Non sono né carne né pesce, non crescono ma non vogliono neanche più giocare a Peter Pan, il che è un problema.

Nulla da dire, infatti, contro chi non vuole “il fardello” di una storia seria, di una famiglia col cane compreso e delle tanto temute responsabilità; ognuno è libero di scegliere ciò che reputa meglio per sé. Il problema sorge laddove si vuole, come dice un famoso detto popolare, “la botte piena e la moglie ubriaca”. Un amico va a convivere con la compagna, l’altro è diventato genitore da poco ed ecco che improvvisamente scatta la corsa contro il tempo (vi assicuro che non è semplicemente una paranoia al femminile)  e il verbo costruire assume sostanza e pienezza. Peccato che assieme ai bei progetti per il futuro continuino a restare in piedi anche le cattive abitudini del passato: tradimenti, distrazioni di ogni sorta, superficialità a gogò e assenteismo peggio dei lavoratori dipendenti. Tutto ciò appartiene agli uomini nati senza coraggio, e senza spina dorsale. Sono quelli che non  lascerebbero mai la propria donna,  anche se dovessero nutrire per lei solo un tenero affetto. Non hanno brio, non sono frizzanti neppure se bevono l’acqua gassata. Vogliono un futuro da persone responsabili ma non danno peso più di tanto a chi dovrà accompagnarli nel viaggio della vita: arrivati a un certo punto, una vale l’altra, l’importante è che dia un minimo di sicurezza, che tanto poi per lo svago se ne trovano a bizzeffe.

Sembrerebbe un discorso decisamente femminista, ma ci tengo a ribadire che non è così. Solo che un fatto è innegabile: una donna raramente continua a stare con un uomo che non ama più e, per quanto difficile, troverà sempre la forza per troncare un rapporto stanco. L’uomo (mi riferisco sempre alla categoria di cui sopra) no. Attende chi agisca per lui: la fidanzata, l’amante, la madre, il destino e, non dimentichiamolo, anche i primi accenni di calvizie e le rughette d’espressione. “Maschi” solo quando c’è da giocare a calcetto o da ubriacarsi in compagnia, non sanno poi distinguere il vero valore delle cose. Vanno anche contro i desideri della donna che hanno accanto, l’importante è non andare controtempo: il loro, quello che mette fretta, perché c’è da costruire una famiglia, poco importa che sia falsa come quella della Mulino Bianco.

“Sei tu la donna della mia vita”, dicevano. Peccato che poi un giorno ti incontrano per caso al bar e, tra un caffè e una brioche, esultano: “Quasi quasi… MI SPOSO!” E gli auguri te li fai da sola, perché, fortunatamente, non sei tu la povera sventurata.

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