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Processo alla sigaretta elettronica: pro e contro

600378_sigaretta elettronica 3Come nei moderni tribunali, sul tavolo degli imputati si vede sempre più spesso una sigaretta particolare, definita “elettronica”, che ha ottenuto molti consensi e che però, al contempo, è stata investita da un vero e proprio processo. Quali sono i pro e i contro?

Il vizio del fumo e la dipendenza dalla nicotina rappresentano un problema per milioni di persone (tra gli abituali consumatori un grosso aumento è registrato tra donne e adolescenti), al punto che alcuni studiosi hanno cercato di creare un vaccino, mentre i Governi dei vari Paesi hanno istituito appositi programmi per la disintossicazione dal fumo. L’abitudine di accendere una sigaretta è tra le più comuni e nocive, tanto che sempre più persone desiderano smettere di fumare; uno dei metodi migliori sembrerebbe essere proprio la sigaretta elettronica; le aziende produttrici probabilmente mai avrebbero immaginato una tale diffusione: 2 milioni di consumatori italiani hanno infatti innescato un business da 500 milioni di euro l’anno, hanno fatto nascere 3 mila punti vendita, hanno fatto aizzare la presa di posizione di almeno quattro autorità scientifiche (l’Oms, la Fda americana, l’Agenzia italiana del farmaco, il Consiglio superiore di sanità) e, infine, sono scattati una serie di divieti e precauzioni d’uso.

Ma di cosa si tratta? Entrando in uno dei negozi ci si imbatte in un oggettino, reso anche alla moda in quanto disponibile nei più svariati colori, tascabile e leggermente più grande di una sigaretta vera e propria; ha al suo interno un liquido aromatizzato con una dose di nicotina variabile, in base anche al grado di dipendenza del fumatore. Il suo prezzo si aggira intorno ai 50-80 euro per una sigaretta di discreta fattura, con costi più contenuti se si propende per l’acquisto online; la vendita dal 2011 è stata vietata ai minori di 16 anni, ma con un’ordinanza del Ministro della Salute rinnovata da ultimo il 4 ottobre 2014 il divieto è esteso ai minori di 18 anni.

La e-cig è la sigla accattivante della sigaretta elettronica, e ci si chiede se nella nuvoletta di fumo che essa emette ci siano solo aromi e un po’ di nicotina o, come è emerso da alcune analisi, anche veleni e sostanze tossiche. Il fumo è considerato fattore favorente l’insorgere di alcune patologie, principalmente a carico dell’apparato respiratorio e dell’apparato cardio-vascolare, e nei paesi sviluppati viene considerato causa prima nella mortalità evitabile. Il fumo attivo e il fumo passivo, in toto, sono classificati come cancerogeni certi per l’uomo, primi tra tutti per il contenuto di benzene e benzoapirene; si indica quindi, sulla base delle evidenze, nel tabagismo un sicuro collegamento per l’insorgenza di patologie neoplastiche di varia natura, in primis, per incidenza e mortalità, il cancro polmonare.

Il fumo inalato attivamente o passivamente da una sigaretta contiene oltre 4.000 molecole, alcune delle quali sicuramente dannose per l’organismo umano, tra cui catrame, particolato, nicotina, monossido di carbonio e varie sostanze ossidanti, tra gli elementi più noti. Quindi ci si chiede, usando questo oggetto protagonista del momento: ma il gioco vale la candela?

cigs-vs-e-cigsIl 13 giugno 2013 ha fatto scalpore l’indagine del settimanale “Il salvagente” sui liquidi per ricariche: dentro alcune boccette (specie in quelle d’importazione) sono stati trovati piombo, cadmio, cromo e arsenico, ossia metalli pesanti. Come se non bastasse, nei primi cinque mesi del 2013 i carabinieri dei Nas hanno sequestrato 800 mila sigarette elettroniche irregolari: contenevano benzene, sostanza cancerogena. La e-cig dovrebbe avere niente più di: aromi, glicole propilenico (un additivo alimentare), glicerina, acqua, nicotina a varie concentrazioni (da 4 a 24 mg); in realtà, però, tra i componenti del liquido contenuto nella cartuccia della speciale sigaretta, vi sarebbe il dietilene glicole, una sostanza chimica che viene impiegata anche come anti-gelo nei radiatori delle auto, principale responsabile dell’ “effetto fumo”, ma ritenuta cancerogena.

Per questo motivo l’ente americano, la FDA, prima di autorizzarne la vendita,  ha condotto alcuni accertamenti tra le imprese produttrici ed ha riscontrato che due marche utilizzavano questo pericoloso componente. Anche in Italia vi sarebbero delle aziende che producono sigarette elettroniche con dietilene glicole; il problema quindi è proprio questo, capire se in effetti tale sigaretta sia così innocua, come il mondo del marketing sta finemente cercando di descriverla. L’oggettino “modaiolo” attira soprattutto i giovani: il 23,6% tra i 15 e i 24 anni “svapa” (è questo il termine che si sostituisce al classico “fuma”).

Ad oggi è un prodotto in libera vendita, e in quanto tale deve avere il MARCHIO CE,  rispettare la direttiva per le apparecchiature elettroniche, e l’etichetta sui liquidi deve essere conforme alla circolare del ministero della Salute. Obiettano acremente quindi le autorità sanitarie, secondo le quali la sigaretta andrebbe considerato come un prodotto farmaceutico, in quanto contiene nicotina, che sia un farmaco. Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità dice: «Non vorremmo tarpare le ali a un prodotto che può essere utile. Ma è un fenomeno nuovo, sul quale abbiamo zero certezze. L’unica cosa sicura è che non contiene i prodotti della combustione né le 4 mila sostanze chimiche liberate nel fumo vero. Da studi sporadici, e condotti su pochi volontari, emerge che gli aromi possono dare allergie o crisi d’asma in chi è predisposto. Però non sappiamo che cosa succede inalando per un anno aromi di cognac, di vaniglia o di fragola».

Oltre al problema riguardante i reali contenuti di questa sigaretta, altro aspetto su cui soffermarsi è il dualismo uso/abuso dei consumatori: c’è il rischio che, pensando al prodotto in quanto non nocivo, lo “svapatore” ne faccia un uso sconsiderato, e inalandone di più, il consumo di nicotina diventi compulsivo (anche se non sono mai stati segnalati casi di overdose di nicotina con l’e-cig).

Terzo aspetto, oltre alla reale assenza di patologie fumo-correlate e l’uso compulsivo, non meno importante, da capire è se la e-cig agisca sulla psiche umana, eliminandone la dipendenza, e ciò si può determinare a solo un anno dall’interruzione del proprio rapporto con la sigaretta “vera”: a tal proposito il 25 Giugno 2013 è stato pubblicato uno studio italiano, effettuato dall’Università di Catania condotto su un campione di 300 fumatori non intenzionati a smettere, con un monitoraggio prolungato fino a 12 mesi; dalla suddetta ricerca è emerso che l’8,7% dei volontari arruolati per il test ha abbandonato il tabacco, il 10,3% ha ridotto il consumo di sigarette tradizionali di almeno il 50% e il 73,1% di chi ha smesso ha detto addio, a fine studio, anche alla sigaretta elettronica. I soggetti, dopo aver ricevuto un kit dotato di sigaretta elettronica ed aromi con livelli di nicotina diversi, sono stati sottoposti a 9 visite di controllo, durante le quali sono state valutate le condizioni generali di salute, il livello di monossido di carbonio espirato (eCO), le caratteristiche psico-comportamentali del fumatore e il gradimento del prodotto.

Infine, per quanto concerne invece l’aspetto legislativo è da sottolineare che dal primo gennaio 2014 è in vigore l’imposta di consumo del 58,5% ed è applicata – si legge nel decreto legge 76 – sui ”prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo”, cioè cavi Usb e batterie.

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Bisogna quindi porre su una bilancia i pro e i contro di questo prodotto che sta spopolando nelle case di milioni di consumatori; le analisi da parte degli organi competenti si approfondiscono sempre di più e quasi ogni giorno informano il consumatore di nuove qualità. Ma fino a quando non ci saranno notizie certe e affidabili i più scettici si porranno sempre le domande: Fa bene? Fa male? Ne vale la pena? Dà realmente risultati soddisfacenti? In effetti i risultati condotti recentemente sono elevati e ci si auspica che tutti i prodotti venduti e poi consumati, possano essere solo a beneficio del consumatore.

Ma prima di tutto, bisogna essere seriamente intenzionati a smettere di fumare, in quanto il fumo è una seria dipendenza, e in quanto tale non è sicuramente semplice vincere l’assuefazione, ma per preservare la propria salute e quella del prossimo, si deve far affidamento alla forza di volontà, senza la quale, come negli eventi della vita, non si raggiunge nessun obiettivo.

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