Articolo

Perché il talento non basta

Thomas Edison diceva che il genio consiste nell’un per cento di ispirazione e nel novantanove per cento di traspirazione.

Dave ha quattrodici anni, il suo quoziente intellettivo non supera il 50, non riesce a leggere né a parlare meglio di un bambino di sei anni e non sa praticamente niente di matematica, non è neanche capace di fare le moltiplicazioni. Nonostante questo Dave in un batter d’occhio ci sa dire il giorno della settimana di una qualsiasi data passata o futura. Quale parametro biologico permette allo stesso tempo il genio per le date e l’incapacità nella lettura? Come può il cervello di Dave essere predisposto ad imparare il calendario gregoriano che esiste solo dal 1582?

Mentre rimaniamo affascinati da questo dono che sembra provenire da chissà quale mondo alieno notiamo però che Dave trascorre molte ore di fila ad esaminare il calendario della sua cucina e ad impararlo e ricostruirlo a memoria. Abbiamo a che fare con un ragazzo autistico che non è interessato a giocare con gli altri ragazzini della sua età, e sperduto in un deserto privo di affetti, interagisce solo con i vari Giovedì e Gennaio.

I limiti della spiegazione biologica di questo tipo di capacità emergono in modo incontrovertibile nel caso dei cosiddetti «idioti sapienti», il cui talento risiede nell’addestramento e nella concentrazione.

Immaginiamo che Dave dedichi solo tre ore al giorno al suo gioco dei giorni della settimana. In dieci anni il suo addestramento comprenderebbe diecimila ore di estrema concentrazione, il che spiegherebbe la sua profonda conoscenza del calendario e le sue lacune in qualunque altro campo del sapere. La stessa concentrazione ossessiva caratterizza tutti i calcolatori prodigio presenti o passati.

Ci sono i professionisti, che sono spiriti normali, la cui professione di matematico pretende una profonda conoscenza dell’aritmetica,  per cui il calcolo diventa una seconda natura. Gauss per esempio racconta che si sorprendeva a contare i suoi passi senza accorgersene, e Alexander Aitken, un altro grande matematico neozelandese, diceva che i calcoli si scatenavano automaticamente dentro di lui: «Se, durante una passeggiata, mi passa accanto un’auto che porta il numero di targa 731, non posso fare a meno di osservare che questo corrisponde a 17 x 43».

Troviamo poi gli sfaccendati, che annoiati dal loro lavoro si dedicano al calcolo per passare il tempo. J. Inaudi e H. Mondeaux, entrambi pastori, reinventarono buona parte dell’aritmetica nella solitudine dei pascoli contando tutto, dalle pecore ai sassi, al tempo trascorso a dondolarsi su una sedia.

Infine c’è la categoria dei malati mentali, tra cui il nostro Dave, spesso autistici, la cui passione per i numeri è morbosa e forse indice del loro disinteresse per le relazioni sociali.

Jedediah Buxton racconta di quando per la prima volta andò a teatro a vedere Riccardo III: «Per me è stata solo un’occasione per fare dei calcoli; durante le danze ho fissato l’attenzione sul numero dei passi eseguiti. Ne ho contati 5.202; ho inoltre contato il numero di parole che gli attori hanno pronunciato: 12.445». E tutto ciò si è successivamente dimostrato esatto.

Ma cosa spiega questo talento fuori dal comune per il calcolo? Chiunque può diventare un calcolatore prodigio a patto di impiegarvi una gran dose di energia?

Per chiarire quali abilità sono innate e quali acquisite numerosi ricercatori hanno cercato di trasformare con un intenso allenamento, studenti normali in prodigi di calcolo. I lavori del famoso psicologo Erik Erickson hanno provato che un centinaio di ore di allenamento basta a conferire una memoria a breve termine di almeno venti cifre, e anche di ottanta in soggetti particolarmente dotati. Un altro psicologo, J.J. Staszewski, ha insegnato ai suoi allievi alcune tecniche di calcolo rapido e dopo trecento ore di allenamento divise in due o tre anni, la loro velocità di calcolo si è quadruplicata arrivando a calcolare mentalmente il prodotto di 59.451 x 86 in meno di trenta secondi.

Questi esperimenti mostrano ciò che gli stessi calcolatori prodigio sostengono, ossia che è necessario allenarsi ogni giorno se non si vuole indebolire il proprio talento, dimostrando in tal modo che il genio – come diceva Georges-Louis Buffon – è soltanto una grande attitudine alla pazienza.


blog comments powered by Disqus