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Let’s talk about sex

Avere il coraggio di dire tutto ciò che si ha il coraggio di fare.

«Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo ad una profonda comprensione delle realtà del sesso». (A. Kinsey)

Nel 1948 e 1953 Alfred Kinsey pubblica ‘Il comportamento sessuale nell’uomo’ e ‘Il comportamento sessuale nella donna’. Kinsey è di formazione uno zoologo che dopo aver trascorso più di vent’anni a collezionare vespe (circa trecentomila) e a studiarle in laboratori polverosi e scuri, decide di intraprendere un progetto ambizioso: creare la prima vasta inchiesta statistica nel campo del comportamento sessuale umano. Ben 18.000 interviste, di cui 7985 condotte personalmente da lui in cui le persone svelano, sussurrano, raccontano, confessano le loro esperienze sessuali. È la prima volta che qualcuno si cimenta in un’impresa del genere e nell’America degli anni ’50, piena di moralismi e perbenismo la pubblicazione del cosiddetto ‘Rapporto Kinsey’ ha l’effetto di una bomba atomica. Sì, perché negli Stati Uniti di quel tempo il sesso è un tabù che va nascosto in scaffali bassi e spolverato eccezionalmente dopo il matrimonio. Una restrizione immotivata e incoerente perché come giustamente si chiedeva Michel de Montaigne: «Cosa ha mai fatto all’umanità l’atto sessuale, così naturale, necessario e giusto, per cui non osiamo parlarne senza vergogna e lo escludiamo da ogni conversazione seria e decente? Pronunciamo con audacia i termini uccidere, rubare, tradire; e questo non osiamo pronunciarlo eccetto a mezza bocca. Ciò significa che meno gli si dà forma in parole, più si ha il diritto di abusarne nella nostra immaginazione?».

Ebbene sì, infatti è proprio quello che succede. Quando un desiderio erotico viene represso spesso si trasforma in un ossessione che trova sfogo in fantasie e perversioni. Kinsey, in un periodo eticamente restrittivo come quello in cui vive, decide di smascherare i benpensanti con i loro moralismi travestiti da fatti per studiare il comportamento sessuale nella sua veste più semplice: quella biologica. Spogliando il sesso di ogni restrizione sociale Kinsey accusa la società di aver interferito con quello che dovrebbe essere un normale sviluppo biologico ritardando immotivatamente l’atto sessuale giovanile e disinformando volontariamente i diretti interessati. I volumi di Kinsey nonostante il loro astruso linguaggio scientifico, diventano immediatamente dei best-sellers che per la prima volta stimolano una discussione pubblica sul sesso. Celebrati da numerosi esperti per la loro ampiezza, precisione  e imparziale approccio alla sessualità umana i libri diventano anche oggetto di violente critiche e  condannati come immorali, perversi e pericolosi per la reputazione degli Stati Uniti. Kinsey viene allo stesso tempo considerato un liberatore e denunciato come pornografo, confrontato con scienziati del calibro di Copernico e Darwin e dichiarato un comunista distruttore della famiglia americana.

Ma cos’è che colpisce veramente dei libri di Kinsey? Cos’è che sconvolse a suo tempo tutta la nazione?

La discussione sul sesso, ancora oggi, dopo anni di distanza purtroppo non è progredita di molto. È evidente che risulta essere tuttora un tema delicato in cui spesso si finge di volerci uniformare alle abitudini altrui per non risultare strani o diversi e quello che fa Kinsey è proprio scardinare questa tendenza. Il rapporto Kinsey è come un grande calderone ricolmo di segreti in cui tutto viene alla luce. Dalle interviste emergono l’età del primo rapporto sessuale, il numero di partner avuti, sesso extraconiugale, omosessualità, fantasie sessuali di ogni tipo, ma soprattutto che gran parte dell’attività sessuale degli americani si svolge al di fuori del matrimonio e che la maggioranza dei cittadini violano standard morali accettati e leggi federali in vista di un piacere sessuale. La scoperta che quelle che comunemente vengono additate come perversioni sono in realtà praticate da tutti rende il concetto di perversione necessario di revisione. A questo punto dall’analisi di Kinsey sorge spontanea una domanda: date le sue scoperte sulle esperienze sessuali privati degli individui, si potrebbe pensare che quando una perversione viene praticata da tutti non è più perversione. Ma è davvero così? Una perversione, se praticata da tutti, diventa normale? E se sì, può la normalità rendere eticamente accettabile una perversione?

Se con perversione intendiamo semplicemente ciò che si discosta dalla normalità allora la risposta affermativa a questa domanda potrebbe dare luogo a situazioni paradossali. Accettando questa definizione infatti possiamo intendere per esempio lo stupro come  qualcosa che si discosta dalla normalità dato che, per fortuna, non viene praticato dalla maggioranza degli uomini. Ma se un giorno, un giorno molto triste, diventasse invece diffuso a tal punto che tutti lo praticano tecnicamente non sarebbe più una perversione, eppure eticamente sarebbe ancora condannabile.

Il punto è che c’è un collasso di due concetti: il concetto prettamente statistico e quello etico. È chiaro che una definizione meramente statistica non è in grado di dirci nulla sull’aspetto etico della perversione. Nell’esempio che abbiamo fatto prima lo stupro, secondo quella definizione infatti non risulterebbe più essere una perversione, ma solo dal punto di vista statistico dal momento  che  informazioni statistiche non dicono nulla in merito all’etica. Perciò, come anticipato prima, la risposta affermativa alla domanda se una perversione praticata da tutti non sia più tale può generare situazioni paradossali.

Come si deve quindi essere cauti nel inferire conclusioni affrettate a favore della libertà sessuale, si deve essere altrettanto cauti nelle sue restrizioni. Non sempre la parola perversione dev’essere interpretata con un’accezione negativa, specialmente in campo sessuale. Come dice il filosofo Arthur Danto: «il sesso perverso può essere meraviglioso».


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