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La filosofia di Winston: due più due fa quattro?

«Chi controlla il passato controlla il presente», disse O’Brien.

«Tu pensi, Winston, che il passato abbia un’esistenza concreta?»

Winston si sentì nuovamente sopraffare da una sensazione d’impotenza. Non solo non sapeva se la risposta che gli avrebbe evitato il dolore fosse sì o no, ma non sapeva neanche quale fosse veramente per lui, la risposta giusta.

O’Brien sorrise debolmente. «Non sei un metafisico, caro Winston» disse. Fino a questo momento non hai mai riflettuto su che cosa si intenda per esistenza. Mi esprimerò quindi in termini più precisi. Il passato, esiste concretamente entro lo spazio? Esiste da qualche parte, in qualche luogo, un mondo di oggetti solidi nel quale il passato stia ancora accadendo?

 

            1984 è uno dei libri più famosi di tutta la letteratura distopica. Ne sono stati tratti film, seminari, articoli e tuttora ci sembra che non sia stato ancora detto tutto di questo libro. Per quanto si tenti di spiegare la sua trama non si riesce mai a descrivere in modo perfettamente calzante il mondo che Orwell ci racconta. Si potrebbe dire che è un mondo in cui vige una dittatura che prevede il controllo mentale degli individui, un mondo in cui persino le espressioni linguistiche vengono riformulate in una nuova lingua, la Neolingua, in cui vengono eliminate le parole sovversive – come ribellione -, e i significati delle restanti  vengono relegati a quelli più elementari, per evitare qualunque sviluppo di pensiero critico individuale, potenzialmente pericoloso. Si potrebbe descrivere il mondo di 1984 come una prigione per la creatività, per il pensiero libero, un mondo in cui il solo prezzo per la felicità è la sottomissione. Si potrebbe dire tanto del mondo in cui vive Winston, ribelle silenzioso, refrattario ai dettami questo regime, eppure avremmo sempre l’impressione che manchi qualcosa nella nostra descrizione, perchè il mondo di Orwell è pieno di sfaccettature, di spunti su cui riflettere, non ultimi filosofici.

            In effetti lascia perplessi che quando Winston viene arrestato per psicoreato e imprigionato, proprio in una situazione così drammatica, il dialogo tra lui ed il suo carceriere O’Brien assuma dei tratti squisitamente filosofici. Ma la domanda che O’Brien gli pone è proprio di questo tipo: il passato esiste?

La risposta meriterebbe una riflessione a sé, ma quello che possiamo dire in generale è che essa si può inserire in quel dibattito filosofico, acceso ancora oggi, che separa i filosofi realisti dagli idealisti.

            Il filosofo realista difende una metafisica vicina al senso comune, fondata sulla persuasione che la realtà esista indipendentemente dai nostri schemi concettuali, dalle convenzioni linguistiche e dalle nostre credenze.

La visione del filosofo idealista per contro abbraccia una metafisica scarna, asciutta, ed è convinto che tutto ciò che riguarda la realtà esterna sia in ultima analisi contenuto nella nostra mente.

O’Brien la pensa proprio in questo modo.

«Tu pensi, Winston, che la realtà sia qualcosa di oggettivo, di esterno, qualcosa che abbia un’esistenza autonoma. Credi anche che la natura della realtà sia di per se stessa evidente. Quando inganni te stesso e pensi di vedere qualcosa, tu presumi che tutti gli altri vedano quello che vedi tu. Ma io ti dico invece che la realtà non è qualcosa di esterno, la realtà esiste solo nella mente, in nessun altro luogo.»

Per O’Brien la verità è solo quello che il regime, il cosiddetto Partito, ritiene vero.

«Ricordi» riprese a dire «di aver scritto nel tuo diario che la libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro? Ebbene, Winston, quante sono le dita che tengo alzate ora?»

«Quattro.» rispose Winston.

«E se il Partito dice che le dita non sono quattro ma cinque, quante sono?»

«Quattro.»

La parola terminò in un rantolo di dolore. L’ago del quadrante era balzato a cinquantacinque. Il corpo di Winston grondava sudore, l’aria gli entrava a forza nei polmoni e ne fuoriusciva sottoforma di lunghi gemiti che non riusciva a trattenere neanche stringendo i denti. O’Brien lo guardava con le dita ancora tese.

«Quante dita sono?»

«Quattro.»

L’ago salì a sessanta.

     In questo dialogo non possiamo non provare simpatia per il povero Winston. O’Brien cerca di costringerlo a fornirgli una risposta che Winston, nonostante il dolore, si rifiuta in ogni modo non solo di dare, ma di pensare.

Ma O’Brien cosa sta cercando veramente di fare? Sta cercando di persuadere emotivamente Winston che due più due faccia quattro o sta cercando di convincerlo razionalmente?

            L’esempio numerico di Orwell è particolarmente insidioso ed è per questo che occorre prima di tutto tracciare una distinzione. Occorre distinguere riguardo al concetto di ‘due più due fa quattro’ tra il suo aspetto linguistico e quello che invece inerisce alla sua struttura.

            C’è una confusione, un fraintendimento di fondo all’interno del dialogo tra Winston e O’Brien. Il primo, quando parla, lo fa riferendosi alla struttura dell’espressione ‘due più due fa quattro’, mentre il secondo al suo aspetto linguistico. Quando Winston si rifiuta di dire che due più due fa cinque intende sostenere che è impossibile dal punto di vista pratico convincersi di questo, e cioè che le conseguenze, le ricadute pratiche del concetto cozzano profondamente con esso al punto di non poter affermare che due più due fa cinque. O’Brien invece si pone in modo ambiguo senza che si capisca se voglia convincere Winston del fatto che l’espressione due più due fa quattro è una mera convenzione linguistica e che, se decidessimo di chiamare il quattro col nome di cinque, non cambierebbe nulla nella realtà. Ma è davvero questo l’intento di O’Brien? Far notare questa sottigliezza linguistica a Winston che reagisce invece rigidamente?

«Quante dita sono Winston?»

«Quattro! Basta! Basta! Ma perchè non ti fermi? Sono quattro! Quattro!»

«Quante dita sono Winston?»

«Cinque! Cinque!»

«No, Winston, è inutile. Stai mentendo, tu credi ancora che siano quattro. Per piacere quante dita sono?»

«Quattro! Cinque! Tutto quello che vuoi! Ma basta con questa sofferenza!»

«Sei lento nell’apprendere, Winston» disse O’Brien con dolcezza. «Che cosa preferisci, persuadermi che ne vedi cinque o vederne veramente cinque?»

«Vederne veramente cinque.»

            O’Brien è quindi chiaro cosa stia facendo, sta facendo molto di più che semplicemente persuadere Winston dal punto di vista linguistico. Il suo obiettivo non è solo quello di far ammettere a Winston che due più due faccia cinque, ma di cambiare il suo modo di pensare. Se infatti O’Brien cercasse solo di far notare a Winston che due più due fa quattro è solo una convenzione linguistica, allora il Partito lascerebbe uno spiraglio di libertà all’individuo, che potrebbe continuare ad essere convinto che due più due fa quattro, ma per convenienza direbbe che invece fa cinque. Come quindi abbiamo detto l’obiettivo di O’Brien è più estremo, egli sta cercando di convincere Winston che anche dal punto di vista pratico due più due fa cinque. Sta cercando di minare alla radice il suo buon senso di realista, anche se con scarsi risultati.

«Quante dita sono?»

«Ma come posso fare a meno…» piagnucolò Winston «come posso fare a meno di vedere quello che ho davanti agli occhi? Due più due fa quattro.»

«A volte, Winston. A volte fa cinque, a volte fa tre. A volte fa cinque, quattro e tre contemporaneamente. Devi sforzarti di più. Non è facile diventare sani di mente.»

            La prospettiva di Winston è smaccatamente realista, e se ne capisce bene il motivo. In un mondo come quello di cui Orwell ci rende partecipi, in cui la menzogna diventa realtà, in cui i documenti vengono continuamente alterati e modificati a posteriori per evitare le incongruenze e suffragare la presunta infallibilità del Partito, Winston cerca disperatamente di aggrapparsi ad una qualche certezza che assomigli alla verità. In un mondo in cui regna incontrastato in bipensiero Winston si aggrappa al senso comune.

            Nonostante questo nobile tentativo per il quale non possiamo non provare un certo apprezzamento, Winston però non riesce ad argomentare la sua posizione, ne è solo profondamente persuaso emotivamente, ma non possiede una dimostrazione che dimostri la falsità della posizione di O’Brien.

«Te l’avevo detto, Winston, che la metafisica non è il tuo forte.» disse O’Brien.

Winston si rannicchiò sul tavolaccio. Qualunque cosa dicesse, una rapida risposta lo colpiva come una randellata. Eppure sapeva, sapeva di avere ragione. Ci doveva essere certamente un modo per dimostrare che l’opinione secondo cui esternamente alla nostra mente non esiste nulla era falsa. Un tempo non ne era stata dimostrata la fallacia? Esisteva anche una definizione, ma l’aveva dimenticata.

            Winston non possiede quindi una dimostrazione. Ma noi potremmo aiutarlo a scardinare le congetture del suo carceriere. Il discorso di O’Brien infatti sembra presentare delle contraddizioni.

            Assistendo al dialogo ci sorge spontaneo chiederci se O’Brien sia davvero convinto di quello che dice o se invece agisca per convenienza. Winston non riesce a dare una risposta a questo interrogativo, ma noi sì.

«Il controllo che abbiamo sulla materia è assoluto.» disse O’brien.

«Ma com’è possibile che controlliate la realtà esterna? Esternamente a noi c’è l’intero universo! Pensa alle stelle, alcune di loro distano anni luce dalla Terra. Non le raggiungeremo mai.»

«Che cosa sono le stelle? Corpuscoli di fuoco a qualche chilometro da noi. Se volessimo le potermmo raggiungere o cancellare. Nulla ci è impossibile.»

O’Brien non può essere convinto del suo discorso. Questo non perchè la realtà lo contraddica, o almeno non solo per quello, bensì perchè  se veramente ciò che sostiene O’Brien è vero, se davvero non esiste una realtà esterna, ma questa risiede solo nella nostra mente allora il suo tentativo di cancellare le stelle non ha motivo, come non ha motivo neanche la tortura di Winston. Perchè preoccuparsene se cio che ci è esterno è illusorio? Se davvero non esiste una realtà esterna allora che senso ha cancellare le stelle se non esistono?

Le argomentazioni di O’Brien risultano quindi insostenibili, oltre che assolutamente irragionevoli, e sostengono un antirealismo estremo che è impossibile giustificare razionalmente. Esse sono spiegazioni sempre ad hoc, che si modificano a posteriori laddove è necessario. Le repliche di Winston sono deboli, egli non è totalmente in grado di controbbattere, ma riesce, anche se solo inizalmente, a non cedere alla manipolazione di O’Brien. Probabilmente se avesse avuto il nostro aiuto, però,forse avrebbe resistito un po’ più a lungo.


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