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KILLER SILENZIOSO CONTRO LE OSSA: Osteoporosi

L’osteoporosi viene spesso definita in modo pittoresco: il killer silenzioso, il tarlo silenzioso, il nemico silenzioso ecc. Perché queste definizioni così particolari, ma che poco hanno di tecnico? La motivazione sta soprattutto nel fatto che l’osteoporosi è una malattia che, pur essendo molto seria, a differenza di molte altre, rimane spesso asintomatica, perlomeno per lunghi periodi di tempo, addirittura alcune persone trascorrono tutta l’esistenza senza accusare alcun sintomo particolare pur essendone colpiti. Ovviamente non sempre è così; quando la diminuzione della densità ossea cala in modo marcato si possono avvertire forti e persistenti dolori ossei e andare incontro a deformità di vario tipo.osteoporosi-2 Le parti più coinvolte dal processo osteoporotico possono inoltre andare incontro a fratture, sia spontanee sia causate da traumi anche lievi. Un problema osseo che si verifica piuttosto comunemente è la cosiddetta frattura di Colles, una frattura a carico del radio nel punto in cui questo si collega con il polso. Gravi e sfortunatamente non troppo rare sono le fratture a carico dell’anca e del femore; tali problematiche sono peggiorate dal fatto che nei soggetti osteoporotici le fratture non guariscono molto facilmente.

Essa quindi viene definita come una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una ridotta massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità e predisposizione alle fratture.

Una pratica suddivisione dell’osteoporosi è quella che la distingue in osteoporosi primaria e osteoporosi secondaria. L’osteoporosi primaria può a sua volta distinguersi in osteoporosi primaria post-menopausale (o di tipo I), osteoporosi primaria senile (o involutiva o di tipo II) e osteoporosi idiopatica. Le principali cause dell’osteoporosi sono le perdite di calcio e di sali minerali. Ovviamente tali perdite hanno alla base problematiche diverse a seconda del tipo di osteoporosi.

L’osso è un tessuto vivo e complesso che si modifica continuamente e continuamente si ripara. Questo processo è denominato “rimodellamento osseo” . Questa continua attività di trasformazione e rimodellamento ha lo scopo di rendere le ossa più idonee alle esigenze funzionali delle varie età. Vi sono infatti processi di edificazione di nuove cellule ossee nelle zone dell’osso che vanno irrobustite e processi di demolizione nelle zone che possono essere alleggerite. I processi di calcificazione e di riassorbimento si svolgono parallelamente sullo stesso osso ma in zone diverse, determinando quindi le varie trasformazioni.

L’osteoporosi di tipo I o post-menopausale, è dovuta alla caduta della produzione ormonale; essa infatti si verifica generalmente  nel periodo compreso tra i 51 e i 75 anni di età nel sesso femminile, periodo in cui si ha un calo della produzione di estrogeni, che favorisce la prevalenza del processo di distruzione su quello di ricostruzione. In caso di menopausa precoce, naturale o chirurgica, si anticipano i tempi di inizio di perdita dei minerali ossei.

L’osteoporosi di tipo II è legata ai naturali processi d’invecchiamento. Il progressivo diminuire del numero di osteoblasti (cellule che intervengono nell’apposizione di tessuto osseo) e della loro attività, fa sì che il bilancio della rimineralizzazione ossea sia in perdita. Inoltre si deve tenere presente che con gli anni si assiste a una progressiva riduzione della vitamina D che, sotto forma di calcitriolo, è deputata sia a incrementare le funzioni degli osteoblasti (i ricostruttori) sia a contrastare l’escrezione di calcio per via renale.

I fattori alla base dell’osteoporosi secondaria, responsabile di una minoranza dei casi di osteoporosi (poco meno del 5%), possono essere di tipo endocrino (ipersurrenalismo, iperparatiroidismo, ipertiroidismo, ipogonadismo, iperprolattinemia, diabete mellito), farmacologico (prolungata assunzione di barbiturici, corticosteroidi, eparina ecc.) e altro (alcolismo, epatopatie, fumo di sigaretta, prolungata immobilizzazione, insufficienza renale cronica, sindrome da malassorbimento, broncopneumopatia cronica ostruttiva, artrite reumatoide, sarcoidosi, ecc.).

Il sospetto di osteoporosi può porsi nelle categorie a rischio, soprattutto a seguito di una frattura dopo banali movimenti che allarmano il paziente, il quale corre ai ripari rivolgendosi al medico, e la patologia può essere così individuata attraverso la combinazione dell’esame clinico, degli esami diagnostici e della sintomatologia avvertita dal paziente stesso. In presenza di un quadro osteoporotico è opportuno anche indagare l’eventuale presenza di altre patologie o condizioni che possono aver portato a tale quadro.

L’eventuale presenza di osteoporosi, in presenza o meno di fratture, può essere indagata tramite esami che misurano la densità ossea; la tecnica generalmente più utilizzata è denominata MOC metodo DEXA (Dual-Energy X-ray Absorptiometry, densitometria ossea con tecnica di assorbimento a raggi X), un tipo di analisi utile anche in fase preventiva e consigliato nel caso in cui ci si debba sottoporre a lunghi trattamenti con farmaci corticosteroidei. E’ necessario inoltre affiancarvi esami ematici ( emocromo, protidemia frazionata, calcemia, fosforemia, marker del turnover osseo ecc.)  e delle urine per monitorare i processi di formazione e di riassorbimento osseo.

Fino a non troppo tempo fa l’osteoporosi è stata vista come un inevitabile tributo da pagare all’invecchiamento, alla stregua di altre condizioni come per esempio la presbiopia o l’ipoacusia, quasi quindi come una “normalità” presente in età avanzata.

Per quanto ci sia del vero in questa posizione, è pur vero che, nell’ottica di un miglioramento della qualità della nostra vita, è possibile mettere in atto diverse strategie capaci di  prevenire gli eventi più seri e invalidanti causati da questa patologia. Molto spesso una buona prevenzione è più efficace di un’ottima cura. I capisaldi per una buona prevenzione  sono i seguenti:osteoporosi-e-dieta

– corretta alimentazione

– integrazione di calcio

– pratica di attività fisica (la classica passeggiata è un metodo pratico e ottimale per prevenire l’accelerata  distruzione ossea)

– astinenza dal fumo (il fumo riduce la produzione di estrogeni, agenti protettivi contro il riassorbimento osseo)

– ridotto consumo di alcolici (l’alcol interferisce con l’assorbimento di calcio)

– terapia farmacologica (calcitonina, terapia ormonale sostitutiva, modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni).

 

 

 

 

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